
Il Dipartimento per la Sicurezza Interna (DHS) ha fatto marcia indietro su una controversa norma di aprile che eliminava l’obbligo, da tempo in vigore, per i Servizi per la Cittadinanza e l’Immigrazione degli Stati Uniti (USCIS) di decidere sulle richieste di autorizzazione al lavoro per richiedenti asilo entro 30 giorni. In una “correzione” pubblicata sul Federal Register il 21 luglio 2026, il DHS ha reintegrato il termine di 30 giorni, rendendo la modifica retroattiva al 29 maggio 2026, data di entrata in vigore della precedente norma provvisoria. La regola di aprile aveva scatenato una causa da parte di sindacati e gruppi per i diritti degli immigrati, che sostenevano come tempi di elaborazione più lunghi avrebbero spinto i richiedenti vulnerabili nell’economia sommersa, violando l’Administrative Procedure Act. Sebbene la causa sia ancora in corso, il dietrofront del DHS elimina l’incertezza legale e pratica che aveva già bloccato migliaia di richieste di EAD e costretto i datori di lavoro a sospendere i piani di assunzione per i richiedenti asilo. I centri di servizio USCIS dovrebbero applicare immediatamente il termine di 30 giorni, dando priorità alle pratiche presentate dalla fine di maggio. Per i responsabili della mobilità aziendale, la reintroduzione della norma è una buona notizia. Il termine di 30 giorni consente alle aziende di integrare più rapidamente i talenti con richieste di asilo in corso, garantendo la conformità alle regole federali del modulo I-9 e evitando costose soluzioni temporanee di personale. Gli studi legali che assistono datori di lavoro multinazionali invitano i clienti a individuare i candidati richiedenti asilo che ora potrebbero beneficiare di un’autorizzazione rapida al lavoro e a monitorare eventuali futuri sviluppi giudiziari che potrebbero modificare nuovamente i tempi. La correzione non incide su una proposta separata del DHS, emessa a febbraio, che prevede di estendere il termine a 180 giorni e sospendere del tutto le ricevute EAD quando l’arretrato delle domande di asilo supera i sei mesi. Gli stakeholder si preparano quindi a un nuovo periodo di consultazione e alla possibilità di ulteriori contenziosi entro la fine dell’anno. Nel frattempo, però, la reintroduzione della regola dei 30 giorni restituisce una certa prevedibilità alle imprese che si affidano all’autorizzazione al lavoro legata all’asilo per colmare importanti carenze di manodopera.
Fonte: Manifest Law