
La scorsa settimana a Strasburgo, il Primo Ministro Mark Carney ha dichiarato al Parlamento Europeo che il Canada è pronto a diventare il primo «membro associato» dell’Unione Europea. La proposta – ancora priva di dettagli – mira a rafforzare i legami economici, normativi e tra le persone senza arrivare a una piena integrazione politica. Carney ha presentato questa mossa come un modo per sfuggire a quella che ha definito la «interdipendenza armata» degli Stati Uniti, dopo che Washington ha legato l’accesso al mercato a rigide richieste di contenuti locali e tariffe. Un trattato di adesione associata si collocherebbe al di sopra del Comprehensive Economic and Trade Agreement (CETA), in vigore da un decennio, e potrebbe includere visti semplificati per viaggi d’affari, il riconoscimento reciproco delle qualifiche professionali e quote ampliate per la mobilità giovanile. La presidente della Commissione UE, Ursula von der Leyen, ha espresso un sostegno cauto, definendo il Canada «un partner naturale per standard, competenze e sicurezza». I negoziatori sono stati incaricati di redigere un documento preliminare in vista del vertice Canada-UE del 29-30 ottobre a Montreal. Il tempismo è significativo. Lo scontro commerciale tra Ottawa e l’amministrazione Trump – con la minaccia di tariffe statunitensi al 50% – ha allarmato gli esportatori canadesi. Tuttavia, solo l’8% delle merci e dei servizi canadesi è destinato all’UE, contro il 70% verso gli Stati Uniti. Gruppi imprenditoriali come la Camera di Commercio Canadese sostengono che una maggiore facilità di mobilità per i dirigenti e regole prevedibili sui permessi di lavoro potrebbero aiutare le aziende a riorientare le catene di approvvigionamento verso l’Europa. Gli avvocati specializzati in immigrazione sono interessati: se l’accordo dovesse seguire i modelli con Norvegia o Svizzera, i canadesi in missione temporanea potrebbero beneficiare di diritti quasi automatici di trasferimento intra-aziendale e i loro coniugi di accesso ai mercati del lavoro locali. I funzionari UE avvertono che la libera circolazione dei lavoratori non è in discussione, ma riconoscono che si stanno valutando quote pilota per settori ad alta specializzazione – in particolare clean-tech, agroalimentare e minerali critici. Per ora, l’idea del membro associato è politicamente divisiva in Canada. Il leader conservatore Pierre Poilievre avverte che potrebbe concedere a Bruxelles un’influenza occulta sulle politiche fiscali e migratorie canadesi. Ma le province desiderose di investimenti – in particolare Quebec e Ontario – accolgono con favore qualsiasi quadro che accorci le code per i visti di ingegneri e operai europei, in un momento di forte spinta su edilizia e infrastrutture in Canada.
Fonte: Associated Press
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