
Il Ministero delle Risorse Umane ed Emiratizzazione (MOHRE) ha annunciato il 22 settembre di aver individuato 377 casi di “emiratizzazione fittizia” — ovvero cittadini degli Emirati Arabi Uniti inseriti nelle buste paga aziendali senza svolgere effettivamente un lavoro — in 266 imprese private durante la prima metà del 2026. Le ispezioni hanno combinato controlli in loco con analisi basate sull’intelligenza artificiale per individuare schemi occupazionali sospetti. Le aziende colpevoli rischiano sanzioni amministrative secondo la Risoluzione del Consiglio dei Ministri n. 43 del 2025, oltre alla possibile perdita di accesso a contratti governativi e quote di permessi di lavoro per personale straniero.
Il MOHRE ha avvertito che queste assunzioni fittizie falsano i dati del mercato del lavoro e sottraggono sussidi destinati a favorire lo sviluppo di carriere autentiche per gli Emiratini in settori prioritari. Per i team di mobilità internazionale, la stretta rappresenta un segnale di controlli più rigorosi su buste paga, tipologie di visto e descrizioni lavorative. Le multinazionali con sedi regionali a Dubai o Abu Dhabi dovrebbero verificare che i loro cruscotti di emiratizzazione riflettano fedelmente il numero reale di dipendenti e gli investimenti in formazione.
I consulenti per l’immigrazione segnalano che le domande di visto di residenza potrebbero subire ulteriori verifiche qualora l’ente sponsor presenti un rapporto anomalo tra cittadini e stranieri senza corrispondenti contributi previdenziali. La campagna di controllo incide anche sulla pianificazione della mobilità per i lavoratori stranieri assegnati. Le aziende che violano le norme sull’emiratizzazione rischiano il congelamento delle nuove richieste di permessi di lavoro, con possibili ritardi nell’inizio dei progetti e costi aggiuntivi.
Per questo motivo, i direttori HR sono invitati a programmare audit interni, verificare l’autenticità dei contratti di lavoro emiratini e documentare le iniziative di formazione sul campo prima del prossimo ciclo di rendicontazione MOHRE. Con l’esempio delle aziende non conformi, gli Emirati puntano a rafforzare la credibilità della loro agenda di localizzazione, preservando al contempo la fiducia degli investitori. Il messaggio per i datori di lavoro globali è chiaro: integrate gli obiettivi di emiratizzazione nella vostra strategia complessiva di mobilità dei talenti, evitando di trattarli come un semplice adempimento formale.
Il MOHRE ha avvertito che queste assunzioni fittizie falsano i dati del mercato del lavoro e sottraggono sussidi destinati a favorire lo sviluppo di carriere autentiche per gli Emiratini in settori prioritari. Per i team di mobilità internazionale, la stretta rappresenta un segnale di controlli più rigorosi su buste paga, tipologie di visto e descrizioni lavorative. Le multinazionali con sedi regionali a Dubai o Abu Dhabi dovrebbero verificare che i loro cruscotti di emiratizzazione riflettano fedelmente il numero reale di dipendenti e gli investimenti in formazione.
I consulenti per l’immigrazione segnalano che le domande di visto di residenza potrebbero subire ulteriori verifiche qualora l’ente sponsor presenti un rapporto anomalo tra cittadini e stranieri senza corrispondenti contributi previdenziali. La campagna di controllo incide anche sulla pianificazione della mobilità per i lavoratori stranieri assegnati. Le aziende che violano le norme sull’emiratizzazione rischiano il congelamento delle nuove richieste di permessi di lavoro, con possibili ritardi nell’inizio dei progetti e costi aggiuntivi.
Per questo motivo, i direttori HR sono invitati a programmare audit interni, verificare l’autenticità dei contratti di lavoro emiratini e documentare le iniziative di formazione sul campo prima del prossimo ciclo di rendicontazione MOHRE. Con l’esempio delle aziende non conformi, gli Emirati puntano a rafforzare la credibilità della loro agenda di localizzazione, preservando al contempo la fiducia degli investitori. Il messaggio per i datori di lavoro globali è chiaro: integrate gli obiettivi di emiratizzazione nella vostra strategia complessiva di mobilità dei talenti, evitando di trattarli come un semplice adempimento formale.
Fonte: Al Khaleej
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