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Il Dipartimento di Stato richiederà i profili pubblici sui social media per i richiedenti visti I, TN e TD a partire dal 1° ottobre

set 24, 2026
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Il Dipartimento di Stato richiederà i profili pubblici sui social media per i richiedenti visti I, TN e TD a partire dal 1° ottobre
In un aggiornamento serale del 18 settembre, il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha silenziosamente esteso il suo programma di “revisione della presenza online” a tre ulteriori categorie di visti non immigranti: rappresentanti dei media stranieri (I), professionisti USMCA (TN) e i loro familiari a carico (TD). La modifica, riportata per la prima volta il 23 settembre dall’Hindustan Times, prevede che dal 1° ottobre i richiedenti in queste categorie dovranno impostare ogni account social media elencato su “pubblico/aperto” per tutta la durata del processo di richiesta. Gli ufficiali consolari potranno così esaminare post, foto e connessioni nello stesso modo in cui già valutano l’attività online di lavoratori H-1B, studenti F-1, visitatori di scambio J-1 e oltre una dozzina di altre categorie di visto.

A differenza delle precedenti versioni del controllo sui social media — introdotte nel 2019 per i richiedenti immigranti e nel 2020 per la maggior parte dei visti di lavoro e studio — la nuova direttiva non aggiunge domande extra ai moduli DS-160/DS-260, ma si basa su un’istruzione riguardante le impostazioni della privacy che molti candidati potrebbero trascurare. I responsabili consolari hanno avvertito i gruppi di settore che il mancato adeguamento degli account a impostazioni pubbliche potrebbe causare ritardi per “elaborazione amministrativa” o, in casi gravi, un rifiuto ai sensi della sezione INA §221(g).

Il Dipartimento di Stato richiederà i profili pubblici sui social media per i richiedenti visti I, TN e TD a partire dal 1° ottobre


Il Dipartimento sostiene che la misura mira a rafforzare i controlli di sicurezza nazionale, ma i difensori delle libertà civili sostengono che essa limita la libertà di espressione e colpisce in modo sproporzionato giornalisti (visti I) e professionisti canadesi o messicani che entrano con il USMCA (visti TN/TD). Per i responsabili della mobilità globale, la conseguenza immediata è di natura procedurale: i team HR che presentano regolarmente pacchetti TN o visti I per aziende mediatiche dovranno aggiungere un controllo sulle “impostazioni dei social media” alle loro liste di conformità pre-invio. I candidati abituati a mantenere i profili privati potrebbero necessitare di indicazioni su come renderli visibili senza compromettere la sicurezza personale.

Le aziende dovrebbero inoltre rivedere le proprie politiche interne sui social media; eventuali provvedimenti disciplinari presi nei confronti dei dipendenti per contenuti online potrebbero emergere durante i colloqui consolari e complicare il rilascio del visto. Guardando al futuro, gli esperti prevedono che la revisione della presenza online si estenderà ad altre categorie non appena il Dipartimento aggiornerà i suoi strumenti di screening automatizzati. I fornitori di tecnologia stanno già proponendo sistemi di intelligenza artificiale che analizzano dati open source e segnalano identificatori “diffamatori”, sollevando dubbi su trasparenza algoritmica, conservazione dei dati e falsi positivi.

Il Congresso ha mostrato scarso interesse a legiferare limiti in materia, quindi, per ora, la miglior difesa per i datori di lavoro è l’educazione: assicurarsi che i candidati comprendano cosa vedranno gli ufficiali consolari e come post apparentemente innocui possano essere fraintesi.
Fonte: Hindustan Times

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