
La regione settentrionale del Belgio, le Fiandre, è diventata silenziosamente una delle giurisdizioni più rigorose d’Europa per la migrazione lavorativa. Un pacchetto di misure entrato in vigore il 1° gennaio 2026 ha aumentato le tariffe per la domanda del permesso unico, ristretto la lista delle professioni ammesse ed escluso la maggior parte dei ruoli a bassa e media qualifica dal sistema.
I dati pubblicati da De Tijd mostrano che nei primi sette mesi del 2026 le aziende hanno presentato 4.125 domande di permesso unico, il 12% in meno rispetto allo stesso periodo del 2025. La ministra del Lavoro fiamminga, Zuhal Demir (N-VA), sostiene che il calo dimostra che la politica “sta funzionando come previsto”: le imprese devono prima esaurire il bacino di talenti locali prima di guardare all’estero.
Le associazioni di categoria, però, raccontano una realtà più complessa. La federazione dei trasporti Febetra avverte di una carenza cronica di 5.000 autisti che il reclutamento interno non riesce a colmare. La camera di commercio fiamminga VOKA prevede che le aziende ricorreranno al “distacco”, assumendo lavoratori con contratti emessi da filiali in Polonia o Lituania e inviandoli in Belgio, una scappatoia che garantisce la manodopera desiderata ma priva le casse della sicurezza sociale belga.
Gli esperti offrono una lettura più sfumata. L’economista del mercato del lavoro Jan Denys osserva che il Belgio resta relativamente aperto per i migranti altamente qualificati, ancora esenti da quote e con procedure accelerate. La vera stretta riguarda le categorie di visto destinate a magazzinieri, operatori dell’ospitalità e lavoratori edili. Se le nuove restrizioni spingeranno i disoccupati locali a coprire questi ruoli “lo vedremo solo tra due o tre anni”, afferma Denys.
Per i responsabili della mobilità internazionale il messaggio è chiaro: assumere nelle entità fiamminghe ora richiede più tempo, budget maggiori e un business case solido che dimostri l’impossibilità di coprire la posizione all’interno dell’UE. Le aziende che non vogliono o non possono sostenere i costi aggiuntivi potrebbero dover basare il personale altrove e affidarsi a distacchi a breve termine, con conseguenze su buste paga, tasse e notifiche per i lavoratori distaccati.
Gli espatriati già in Belgio non sono interessati, ma i rinnovi saranno esaminati con maggiore attenzione. I consulenti per l’immigrazione raccomandano di avviare le pratiche per il permesso unico almeno quattro mesi prima della data prevista e di prevedere budget per traduzioni e attestazioni aggiuntive richieste dalle nuove norme più rigide.
Nel contesto più ampio dell’UE, la mossa delle Fiandre riflette una tendenza verso filtri migratori basati sulle competenze e soglie di ingresso più elevate. Le vicine Vallonia e Bruxelles non hanno ancora seguito questa strada, creando un mosaico interno al Belgio che i team HR multinazionali devono gestire con attenzione.
I dati pubblicati da De Tijd mostrano che nei primi sette mesi del 2026 le aziende hanno presentato 4.125 domande di permesso unico, il 12% in meno rispetto allo stesso periodo del 2025. La ministra del Lavoro fiamminga, Zuhal Demir (N-VA), sostiene che il calo dimostra che la politica “sta funzionando come previsto”: le imprese devono prima esaurire il bacino di talenti locali prima di guardare all’estero.
Le associazioni di categoria, però, raccontano una realtà più complessa. La federazione dei trasporti Febetra avverte di una carenza cronica di 5.000 autisti che il reclutamento interno non riesce a colmare. La camera di commercio fiamminga VOKA prevede che le aziende ricorreranno al “distacco”, assumendo lavoratori con contratti emessi da filiali in Polonia o Lituania e inviandoli in Belgio, una scappatoia che garantisce la manodopera desiderata ma priva le casse della sicurezza sociale belga.
Gli esperti offrono una lettura più sfumata. L’economista del mercato del lavoro Jan Denys osserva che il Belgio resta relativamente aperto per i migranti altamente qualificati, ancora esenti da quote e con procedure accelerate. La vera stretta riguarda le categorie di visto destinate a magazzinieri, operatori dell’ospitalità e lavoratori edili. Se le nuove restrizioni spingeranno i disoccupati locali a coprire questi ruoli “lo vedremo solo tra due o tre anni”, afferma Denys.
Per i responsabili della mobilità internazionale il messaggio è chiaro: assumere nelle entità fiamminghe ora richiede più tempo, budget maggiori e un business case solido che dimostri l’impossibilità di coprire la posizione all’interno dell’UE. Le aziende che non vogliono o non possono sostenere i costi aggiuntivi potrebbero dover basare il personale altrove e affidarsi a distacchi a breve termine, con conseguenze su buste paga, tasse e notifiche per i lavoratori distaccati.
Gli espatriati già in Belgio non sono interessati, ma i rinnovi saranno esaminati con maggiore attenzione. I consulenti per l’immigrazione raccomandano di avviare le pratiche per il permesso unico almeno quattro mesi prima della data prevista e di prevedere budget per traduzioni e attestazioni aggiuntive richieste dalle nuove norme più rigide.
Nel contesto più ampio dell’UE, la mossa delle Fiandre riflette una tendenza verso filtri migratori basati sulle competenze e soglie di ingresso più elevate. Le vicine Vallonia e Bruxelles non hanno ancora seguito questa strada, creando un mosaico interno al Belgio che i team HR multinazionali devono gestire con attenzione.
Fonte: The Brussels Times
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