
Una nuova verifica dell'Ufficio di Controllo del Governo degli Stati Uniti (GAO) ha messo in luce l'entità dell'arretrato dei visti non immigranti che colpisce i viaggiatori indiani. Secondo il rapporto, solo 68 funzionari consolari statunitensi hanno gestito 1,46 milioni di domande nell'anno fiscale 2025, con una media di 21.401 pratiche per funzionario, il carico più alto tra i principali uffici visti a livello mondiale. La forte domanda ha portato il tempo medio ponderato per fissare un colloquio per il visto in India a ben 346 giorni, oltre otto volte la media pre-pandemia di 42 giorni, rappresentando il ritardo più lungo tra i quattro paesi confrontati (Messico, Cina e Brasile). I dati per categoria di visto mostrano che i richiedenti per affari e turismo (B-1/B-2) sono i più colpiti, con molti viaggiatori d'affari costretti a pianificare i viaggi negli Stati Uniti quasi un anno prima o a spostare gli incontri online. Il GAO attribuisce il blocco principalmente alla carenza di personale — il numero globale di funzionari per visti non immigranti è diminuito di un terzo tra l'anno fiscale 2024 e il 2025 — oltre ai ritardi residui legati alla pandemia e al blocco delle assunzioni nel Dipartimento di Stato. Le conclusioni dell'audit hanno implicazioni immediate per le aziende indiane. I ritardi nelle appuntamenti per i visti B-1/B-2 e L-1 stanno compromettendo visite ai clienti, audit di conformità e avvii di progetti, mentre le PMI orientate all'export lamentano che attese di un anno erodono il vantaggio competitivo delle relazioni in presenza negli Stati Uniti. Le grandi aziende di servizi tecnologici dichiarano di affidarsi sempre più a Messico o Canada per riunioni di progetto near-shore, per evitare i colli di bottiglia nei colloqui in India. I responsabili dei viaggi consigliano ai dirigenti di presentare domanda con 10-12 mesi di anticipo e di monitorare le disponibilità tramite strumenti di tracciamento in tempo reale. Il GAO ha esortato il Dipartimento di Stato a istituzionalizzare l'atteso esercizio globale di reclutamento del personale, in modo che sedi ad alta domanda come l’India ricevano supporto rapido in caso di picchi. Nel frattempo, Washington ha annunciato misure a breve termine — funzionari temporanei e sessioni di colloqui nei weekend — ma queste non hanno ridotto significativamente le code. Organizzazioni industriali indiane come NASSCOM e CII hanno ribadito la richiesta di un corridoio dedicato alla mobilità d’affari, simile al canale Priority Visa del Regno Unito. Per ora, le aziende devono prevedere tempi di attesa più lunghi, inserire clausole di contingenza sui visti nei contratti ed esplorare alternative come la nuova Tech Talent Strategy canadese o il visto multiplo quinquennale degli Emirati Arabi Uniti per l’interazione con i clienti. Il rapporto del GAO chiarisce che senza interventi strutturali sul personale, la mobilità d’affari tra India e Stati Uniti resterà un collo di bottiglia almeno fino al 2027.
Fonte: The Economic Times
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