
Il Home Office ha pubblicato discretamente una guida di 54 pagine intitolata “Diritti derivanti dai trattati: autorizzazione al lavoro”, che dettaglia in modo senza precedenti come gli operatori debbano verificare i precedenti lavorativi di cittadini dei paesi EU8, EU2 e Croazia che richiedono il passaporto britannico o la prova dei diritti di libera circolazione. Sebbene destinato al personale dell’HM Passport Office, il documento è già sotto la lente degli avvocati specializzati in immigrazione, poiché chiarisce quali periodi di lavoro tra il 2004 e il 2013 siano considerati “occupazione legale” secondo i defunti Workers Registration Scheme e Accession Worker Scheme. I richiedenti devono dimostrare 12 mesi di lavoro autorizzato continuativo — o esenzione — durante quegli anni di transizione. La mancata prova potrebbe comportare il rifiuto della naturalizzazione anche se il soggetto risiede nel Regno Unito da oltre dieci anni. Per i datori di lavoro la guida è rilevante perché potrebbero essere improvvisamente richiesti fascicoli HR, buste paga e vecchi modelli P60 da parte di dipendenti UE di lunga data che intendono naturalizzarsi. Le aziende che hanno distrutto documenti più vecchi in conformità alle politiche GDPR potrebbero trovarsi a dover ricostruire le prove. I team di mobilità sono invitati a consigliare ai dipendenti interessati di richiedere subito le storie lavorative all’HMRC e raccogliere eventuali contratti ancora disponibili, invece di aspettare una lettera del Home Office con scadenza di 14 giorni. Gli avvocati sottolineano inoltre che la guida conferma che il tempo trascorso “in cerca di lavoro” durante il periodo di autorizzazione non viene conteggiato ai fini dei diritti derivanti dai trattati. Ciò potrebbe penalizzare i cittadini UE che erano senza contratto durante la crisi finanziaria. Sono possibili ricorsi, ma richiedono prove contemporanee di residenza legale, come contratti di locazione e bollette. Sebbene l’aggiornamento chiuda le falle sfruttate da richiedenti passaporti fraudolenti, rischia di allungare i tempi di elaborazione delle pratiche, che già si attestano in media a 13 settimane. I cittadini UE che presenteranno domanda di cittadinanza questo inverno dovrebbero quindi prevedere tempi supplementari prima di impegnarsi in trasferte all’estero che richiedano un passaporto britannico valido.
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