
La neo-rinominata Immigration Advice Authority (IAA) ha pubblicato il suo primo Rapporto Annuale, relativo all’anno finanziario 2024/25, delineando un approccio decisamente più deciso nella regolamentazione dei servizi di consulenza sull’immigrazione. Pubblicato il 29 gennaio 2026, il documento di 80 pagine evidenzia un anno di trasformazioni sotto la guida del nuovo Commissario e presenta una serie di dati sulle attività di controllo: 41 indagini su consulenti non regolamentati, 84 audit e condanne penali storiche per consulenza illegale in materia di immigrazione. (gov.uk)
Per i responsabili della mobilità globale, il rapporto va oltre una semplice rendicontazione. L’IAA conferma l’intenzione di intensificare gli audit proattivi su fornitori aziendali di servizi di immigrazione e sui team interni di mobilità che offrono consulenza “in ambito” ai dipendenti. I datori di lavoro che sponsorizzano lavoratori qualificati e migranti per mobilità aziendale globale devono quindi aspettarsi un controllo più rigoroso su eventuali sportelli interni che assistono il personale nelle estensioni di visto o nelle domande per familiari a carico. La mancata registrazione presso l’IAA, quando richiesta, potrebbe esporre le aziende a sanzioni penali e civili.
L’Autorità sta inoltre investendo nell’integrazione dei dati con il sistema di gestione dei casi Atlas del Home Office. Questo permetterà di segnalare in tempo reale i consulenti i cui clienti violano ripetutamente le condizioni del visto o si trattengono oltre il permesso, creando un meccanismo di feedback che potrebbe portare alla sospensione delle licenze per sponsor recidivi. I programmi aziendali che esternalizzano le pratiche di visto a più fornitori dovrebbero rivedere le clausole contrattuali relative alla regolamentazione professionale e alle garanzie, alla luce di questo nuovo rischio.
Un altro tema centrale è lo sviluppo professionale. L’IAA ha gestito 1.029 nuove domande di consulenti lo scorso anno e prevede di avviare un programma pilota di formazione continua obbligatoria (CPD) per tutti i consulenti registrati a partire da aprile 2026. Le multinazionali con centri interni di immigrazione dovranno prevedere tempo e risorse affinché il personale possa completare le ore di formazione CPD richieste, per non incorrere in inadempienze rispetto ai requisiti di competenza.
Infine, il rapporto delinea le priorità dell’Autorità per il 2026/27: rafforzare i canali per i whistleblower, pubblicare “liste nere” pubbliche di consulenti irregolari e collaborare con HMRC per contrastare le frodi fiscali legate alla consulenza illegale. Per i responsabili HR e della mobilità, il messaggio è chiaro: la conformità in materia di immigrazione non è più appannaggio esclusivo del Home Office – l’IAA diventerà un regolatore sempre più influente da includere nei registri dei rischi e nei processi di selezione dei fornitori.
Per i responsabili della mobilità globale, il rapporto va oltre una semplice rendicontazione. L’IAA conferma l’intenzione di intensificare gli audit proattivi su fornitori aziendali di servizi di immigrazione e sui team interni di mobilità che offrono consulenza “in ambito” ai dipendenti. I datori di lavoro che sponsorizzano lavoratori qualificati e migranti per mobilità aziendale globale devono quindi aspettarsi un controllo più rigoroso su eventuali sportelli interni che assistono il personale nelle estensioni di visto o nelle domande per familiari a carico. La mancata registrazione presso l’IAA, quando richiesta, potrebbe esporre le aziende a sanzioni penali e civili.
L’Autorità sta inoltre investendo nell’integrazione dei dati con il sistema di gestione dei casi Atlas del Home Office. Questo permetterà di segnalare in tempo reale i consulenti i cui clienti violano ripetutamente le condizioni del visto o si trattengono oltre il permesso, creando un meccanismo di feedback che potrebbe portare alla sospensione delle licenze per sponsor recidivi. I programmi aziendali che esternalizzano le pratiche di visto a più fornitori dovrebbero rivedere le clausole contrattuali relative alla regolamentazione professionale e alle garanzie, alla luce di questo nuovo rischio.
Un altro tema centrale è lo sviluppo professionale. L’IAA ha gestito 1.029 nuove domande di consulenti lo scorso anno e prevede di avviare un programma pilota di formazione continua obbligatoria (CPD) per tutti i consulenti registrati a partire da aprile 2026. Le multinazionali con centri interni di immigrazione dovranno prevedere tempo e risorse affinché il personale possa completare le ore di formazione CPD richieste, per non incorrere in inadempienze rispetto ai requisiti di competenza.
Infine, il rapporto delinea le priorità dell’Autorità per il 2026/27: rafforzare i canali per i whistleblower, pubblicare “liste nere” pubbliche di consulenti irregolari e collaborare con HMRC per contrastare le frodi fiscali legate alla consulenza illegale. Per i responsabili HR e della mobilità, il messaggio è chiaro: la conformità in materia di immigrazione non è più appannaggio esclusivo del Home Office – l’IAA diventerà un regolatore sempre più influente da includere nei registri dei rischi e nei processi di selezione dei fornitori.
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