
I concorrenti low-cost FlyDubai e Air Arabia sono stati costretti a cancellare oltre 30 voli il 15 aprile, con ripercussioni operative che si sono fatte sentire anche il 16 aprile, secondo il monitoraggio di AirHelp. I servizi negli aeroporti di Dubai International, Abu Dhabi, Sharjah, Ras Al Khaimah e Fujairah sono stati interessati, lasciando decine di migliaia di passeggeri alla ricerca di rotte alternative nel pieno del picco dei viaggi primaverili. La causa precisa è ancora in fase di indagine: le ipotesi variano da carenze di personale a restrizioni persistenti nello spazio aereo regionale, ma le cancellazioni di massa evidenziano la fragilità delle reti punto-punto prive di aerei e equipaggi di riserva. FlyDubai ha riprotetto alcuni clienti sulla compagnia sorella Emirates, mentre Air Arabia ha offerto riprenotazioni su voli successivi o rimborsi completi. Secondo le normative di tutela dei consumatori negli Emirati Arabi Uniti, le compagnie devono fornire pasti e hotel per ritardi superiori a sei ore; gli itinerari diretti verso l’UE possono inoltre avere diritto a un risarcimento fino a 600 € ai sensi del Regolamento CE 261, subordinato all’attribuzione finale della responsabilità. AirHelp consiglia ai viaggiatori di conservare carte d’imbarco, conferme di prenotazione e qualsiasi dichiarazione scritta sul motivo del disservizio. Per i datori di lavoro, l’episodio è un monito a prevedere piani di riserva, includendo scali alternativi come Muscat in Oman o Dammam in Arabia Saudita, nelle politiche di viaggio e a prevedere giorni di margine attorno a incontri sensibili nei tempi. I responsabili della gestione del rischio di viaggio dovrebbero verificare che i contratti di duty of care includano anche le compagnie low-cost, spesso escluse dalla copertura automatica per il riprotezionamento.
Fonte: AirHelp
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