
Il commento dell’11 giugno dello studio legale Clarkslegal analizza un nuovo rapporto del Migration Advisory Committee (MAC), intitolato «Chi resta, chi se ne va?», che ha monitorato 916.000 ingressi di lavoratori qualificati Tier 2 tra il 2014 e il 2024. Utilizzando dati collegati del Home Office, il MAC ha rilevato che il tasso di permanenza a cinque anni è aumentato dal 74% per la coorte del 2014 all’85% per gli arrivi del 2019. I migranti più giovani e quelli impiegati nei settori sanitario, IT e ingegneristico mostrano la maggiore fidelizzazione. Per i datori di lavoro, i risultati smentiscono l’idea che i lavoratori sponsorizzati considerino il Regno Unito solo come un trampolino di lancio a breve termine. Tassi di permanenza più elevati potrebbero rafforzare l’argomentazione del Home Office a favore di percorsi più rigidi per la stabilizzazione (sono in corso consultazioni), ma offrono anche alle aziende la certezza che i costi per la licenza di sponsorizzazione producono ritorni a lungo termine. Lo studio evidenzia che cambiamenti come la via Global Talent e l’aumento delle soglie salariali non sembrano aver scoraggiato l’intenzione di stabilirsi a lungo termine. Tuttavia, la permanenza diminuisce una volta ottenuto il permesso di soggiorno permanente (ILR): solo il 62% rimane nella stessa occupazione tre anni dopo la stabilizzazione, sottolineando l’importanza di strategie per la progressione di carriera. I responsabili della mobilità dovrebbero utilizzare questi dati per modellare i calcoli del ROI, sostenere i budget per il trasferimento e anticipare possibili modifiche normative – il MAC suggerisce che la riforma della stabilizzazione potrebbe mirare ai settori con minore fidelizzazione per scoraggiare la “cittadinanza dalla porta di servizio”.
Fonte: Clarkslegal LLP
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