
Il Dipartimento per la Sicurezza Interna ha presentato il 19 giugno una mozione d’urgenza presso la Corte d’Appello degli Stati Uniti per il Primo Circuito, chiedendo la sospensione di un’ordinanza del tribunale distrettuale che aveva annullato la controversa tassa supplementare di 100.000 dollari imposta dal Presidente Trump sulle petizioni H-1B presentate tramite il processo consolare. Nel suo memorandum, il DHS ha sostenuto che tale onere non è una tassa, come stabilito dal giudice Leo Sorokin l’8 giugno, ma una legittima tariffa d’uso autorizzata dall’Immigration and Nationality Act e dal potere esecutivo di stabilire condizioni per l’ingresso di non cittadini. La tassa, introdotta alla fine del 2025, si applica ai datori di lavoro che intendono far arrivare lavoratori dall’estero anziché regolarizzare lo status negli Stati Uniti. Venti stati guidati dai Democratici hanno fatto causa, definendola una barriera al talento e una tassa incostituzionale imposta senza l’approvazione del Congresso. Sebbene il giudice Sorokin abbia annullato la norma, il DHS sostiene ora che ogni giorno senza la sovrattassa “consente a più stranieri di entrare nonostante la determinazione del Presidente che il loro ingresso sarebbe dannoso”. Per i team di mobilità globale, la controversia mantiene l’incertezza sui costi. Le aziende che preparano assunzioni con inizio il 1° ottobre devono decidere se prevedere nel budget la spesa di 100.000 dollari, accantonare fondi o sospendere le offerte di lavoro in attesa di chiarimenti. Se la sospensione verrà concessa, le petizioni consolari presentate questa estate potrebbero nuovamente comportare la tassa; in caso contrario, i datori di lavoro potrebbero recuperare i pagamenti già effettuati. L’incertezza amplia anche il divario di costi tra conversioni in loco da F-1/OPT (esenti) e assunzioni dirette dall’estero. Strategicamente, le aziende potrebbero accelerare le conversioni interne, privilegiare i trasferimenti L-1 o spostare i talenti in Canada e Regno Unito, giurisdizioni che ora si promuovono attivamente come alternative all’H-1B. Gli avvocati specializzati in immigrazione consigliano di presentare le petizioni interessate il prima possibile, etichettare chiaramente i calcoli delle tariffe e documentare i budget di riserva nelle lettere di offerta. La battaglia politica più ampia — se i presidenti possano usare il potere tariffario per limitare la domanda di visti — influenzerà le future tariffe d’uso che potrebbero colpire visti L-1, O-1 o per studenti. Una sospensione da parte del Primo Circuito segnerebbe una tolleranza giudiziaria verso leve fiscali aggressive nella politica migratoria; un rifiuto potrebbe frenare le sperimentazioni esecutive e offrire sollievo economico ai datori di lavoro dipendenti da talenti STEM stranieri.
Fonte: Bloomberg Law
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