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Commissione parlamentare conferma l’ostacolo della «doppia maggioranza» per il pacchetto di trattati UE, tutelando l’autonomia svizzera sull’immigrazione

lug 1, 2026
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Commissione parlamentare conferma l’ostacolo della «doppia maggioranza» per il pacchetto di trattati UE, tutelando l’autonomia svizzera sull’immigrazione
Il Comitato per le Istituzioni Politiche del Consiglio degli Stati svizzero (SPK-S) ha deciso il 30 giugno 2026 di mantenere il cosiddetto requisito della doppia maggioranza – approvazione sia tramite voto popolare che dalla maggioranza dei cantoni – per il prossimo pacchetto di accordi bilaterali con l’Unione Europea (spesso chiamato “Bilaterali III”). Questa scelta mira a eliminare dubbi costituzionali sull’estensione dell’Accordo sulla libera circolazione delle persone (ALC) tutelando al contempo l’articolo 121a della Costituzione federale, che impone il controllo nazionale sull’immigrazione.

In pratica, la decisione significa che qualsiasi accordo che integri ulteriormente la Svizzera nel mercato unico europeo – comprese le norme sulla mobilità lavorativa, l’elettricità e gli aiuti di Stato – non potrà entrare in vigore senza il sostegno simultaneo degli elettori svizzeri e della maggioranza dei 26 cantoni. Le lobby imprenditoriali pro-europee auspicavano che il pacchetto potesse essere sottoposto a un referendum facoltativo ordinario (che richiede solo 50.000 firme per essere avviato), sostenendo che la doppia maggioranza aggiunge un rischio politico e potrebbe ritardare la tanto attesa certezza giuridica per le aziende straniere operanti in Svizzera.

Commissione parlamentare conferma l’ostacolo della «doppia maggioranza» per il pacchetto di trattati UE, tutelando l’autonomia svizzera sull’immigrazione


Per i responsabili della mobilità internazionale, la posta in gioco è alta. Il pacchetto include misure aggiornate di accompagnamento sulla protezione salariale e sulle regole UE per il distacco dei lavoratori, che chiarirebbero la conformità per i fornitori di servizi transfrontalieri e le assegnazioni di espatriati. Se elettori o cantoni dovessero respingere l’accordo, l’ALC attuale rimarrebbe in vigore, ma potrebbero riemergere questioni istituzionali irrisolte, riaccendendo il rischio di ritorsioni da parte dell’UE, come l’esclusione dai finanziamenti per la ricerca o un riconoscimento più restrittivo delle qualifiche professionali svizzere.

Il presidente del comitato, Beat Rieder (Il Centro/VS), ha sostenuto che, poiché gli accordi riguardano sovranità e immigrazione, meritano la «massima legittimità democratica». I critici, tra cui l’Associazione svizzera delle imprese multinazionali, hanno avvertito che aggiungere un secondo ostacolo a negoziati già complessi potrebbe prolungare l’incertezza e scoraggiare l’attrazione di talenti, in un momento in cui i datori di lavoro svizzeri affrontano una grave carenza di competenze.

Il Consiglio degli Stati dovrebbe discutere l’emendamento costituzionale nella sessione autunnale; se approvato, un voto nazionale potrebbe essere fissato già per marzo 2027. Fino ad allora, i dipartimenti HR sono invitati a monitorare i lavori parlamentari e a pianificare scenari per esiti divergenti: la ratifica semplificherebbe i processi di autorizzazione al lavoro con l’UE, mentre un rifiuto potrebbe congelare lo status normativo attuale e complicare le strategie di staffing a lungo termine.
Fonte: SWI swissinfo.ch / GMX Switzerland

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