
Con il lavoro da remoto sempre più consolidato, i consulenti avvertono i dipendenti con sede in Svizzera che lavorano part-time dalla loro residenza estera – e i rispettivi reparti HR – di rivedere gli obblighi di sicurezza sociale prima del 1° settembre, data in cui entrerà pienamente in vigore il quadro europeo sul telelavoro. Secondo il Regolamento 883/2004 e il suo addendum sul telelavoro del 2023, trascorrere oltre il 49,9% del tempo lavorativo nel proprio paese di residenza può comportare il cambio del regime di sicurezza sociale applicabile. Per la crescente fascia di lavoratori franco-svizzeri che dividono la settimana tra un ufficio a Ginevra e una casa ad Annecy, ciò potrebbe significare il passaggio dai sistemi svizzeri AVS/AI e LPP a quelli francesi URSSAF e CNAV, con impatti sia sulle detrazioni dei dipendenti sia sui contributi dei datori di lavoro. La modifica riguarda anche l’assicurazione contro gli infortuni e le scelte di assicurazione sanitaria (LAMal contro CMU), che a loro volta influenzano i costi del pacchetto retributivo. Il broker assicurativo Decaux Assurances segnala un aumento delle richieste da quando le aziende svizzere hanno iniziato a formalizzare le politiche di lavoro ibrido. Si raccomanda ai datori di lavoro di ottenere o rinnovare i certificati A1 per chi telelavora all’estero fino alla soglia del 49,9% e di aggiornare i sistemi paghe per segnalare i giorni di lavoro transfrontaliero. La mancata acquisizione della documentazione corretta può comportare contributi doppi e pagamenti arretrati. Anche i dipendenti sono invitati a verificare le coperture assicurative private per salute, vita e responsabilità civile. Molte polizze standard svizzere o francesi escludono soggiorni prolungati all’estero, lasciando i telelavoratori scoperti per parte della settimana. Stanno emergendo pacchetti specialistici per il “telelavoro transfrontaliero” che coprono entrambi i paesi, ma restano più costosi rispetto ai prodotti nazionali.
Fonte: Decaux Assurances Blog