
La comunità di 90.000 frontalieri italiani in Svizzera ottiene finalmente chiarezza legale sul lavoro da remoto. Il 22 luglio 2026, il portale specializzato FrontalieriTicino ha riportato che il Consiglio dei Ministri di Roma ha completato la ratifica di un protocollo che modifica il trattato bilaterale del 2020 sui lavoratori frontalieri con la Svizzera. Il protocollo introduce una tolleranza del 25% per il telelavoro direttamente nel trattato, permettendo a un dipendente che normalmente attraversa quotidianamente il confine di svolgere fino a un quarto del proprio orario lavorativo annuale dalla propria abitazione in Italia, senza compromettere il permesso G svizzero né incorrere in doppia imposizione fiscale.
La modifica ufficializza pratiche che sono esplose durante la pandemia, ma che finora si trovavano in una zona grigia. Fino ad oggi, le aziende si affidavano a deroghe cantonali ad hoc e a complicazioni nella gestione delle buste paga per evitare di creare una seconda sede lavorativa in Italia, con conseguenti problemi di sicurezza sociale, assicurazione contro gli infortuni e protezione dei dati. Dal punto di vista della conformità aziendale, il protocollo trasforma questa incertezza in un limite chiaro e una regola semplice: circa un giorno a settimana può essere lavorato da casa, calcolato su base annua.
Per i datori di lavoro, il vantaggio principale è la semplificazione amministrativa. Le aziende svizzere non dovranno più aprire una posizione di sicurezza sociale italiana né registrare una “stabile organizzazione” a patto che venga rispettata la soglia del 25%. Tuttavia, i reparti HR dovranno implementare sistemi affidabili di tracciamento del tempo e conservare prove documentali: il protocollo richiede infatti modifiche scritte ai contratti di lavoro e un monitoraggio dimostrabile dei giorni lavorati all’estero.
Anche la ripartizione fiscale diventa prevedibile: la Svizzera mantiene il diritto di applicare la tassazione alla fonte sull’intero stipendio, mentre l’Italia può applicare un meccanismo di credito per i giorni lavorati sul suo territorio. I fornitori di servizi paghe in entrambi i Paesi stanno già aggiornando i software per automatizzare i calcoli. Le multinazionali con uffici satellite a Milano, Como o Varese potranno così ampliare i programmi di lavoro ibrido senza rischiare ricalcoli imprevisti.
Praticamente, i frontalieri dovrebbero verificare che le polizze di assicurazione viaggio e la copertura di responsabilità professionale restino valide durante il lavoro da casa e che la copertura infortuni svizzera (LAA) continui ad applicarsi. Gli esperti consigliano inoltre ai lavoratori di tenere un registro personale dei giorni di attraversamento del confine, in caso di controlli a campione da parte delle autorità fiscali.
Con la ratifica parlamentare completata da entrambe le parti, la modifica entrerà in vigore 30 giorni dopo lo scambio degli strumenti, previsto per l’inizio dell’autunno, lasciando alle aziende una finestra ristretta per aggiornare contratti e regole paghe.
La modifica ufficializza pratiche che sono esplose durante la pandemia, ma che finora si trovavano in una zona grigia. Fino ad oggi, le aziende si affidavano a deroghe cantonali ad hoc e a complicazioni nella gestione delle buste paga per evitare di creare una seconda sede lavorativa in Italia, con conseguenti problemi di sicurezza sociale, assicurazione contro gli infortuni e protezione dei dati. Dal punto di vista della conformità aziendale, il protocollo trasforma questa incertezza in un limite chiaro e una regola semplice: circa un giorno a settimana può essere lavorato da casa, calcolato su base annua.
Per i datori di lavoro, il vantaggio principale è la semplificazione amministrativa. Le aziende svizzere non dovranno più aprire una posizione di sicurezza sociale italiana né registrare una “stabile organizzazione” a patto che venga rispettata la soglia del 25%. Tuttavia, i reparti HR dovranno implementare sistemi affidabili di tracciamento del tempo e conservare prove documentali: il protocollo richiede infatti modifiche scritte ai contratti di lavoro e un monitoraggio dimostrabile dei giorni lavorati all’estero.
Anche la ripartizione fiscale diventa prevedibile: la Svizzera mantiene il diritto di applicare la tassazione alla fonte sull’intero stipendio, mentre l’Italia può applicare un meccanismo di credito per i giorni lavorati sul suo territorio. I fornitori di servizi paghe in entrambi i Paesi stanno già aggiornando i software per automatizzare i calcoli. Le multinazionali con uffici satellite a Milano, Como o Varese potranno così ampliare i programmi di lavoro ibrido senza rischiare ricalcoli imprevisti.
Praticamente, i frontalieri dovrebbero verificare che le polizze di assicurazione viaggio e la copertura di responsabilità professionale restino valide durante il lavoro da casa e che la copertura infortuni svizzera (LAA) continui ad applicarsi. Gli esperti consigliano inoltre ai lavoratori di tenere un registro personale dei giorni di attraversamento del confine, in caso di controlli a campione da parte delle autorità fiscali.
Con la ratifica parlamentare completata da entrambe le parti, la modifica entrerà in vigore 30 giorni dopo lo scambio degli strumenti, previsto per l’inizio dell’autunno, lasciando alle aziende una finestra ristretta per aggiornare contratti e regole paghe.
Fonte: FrontalieriTicino
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