
L’accordo a lungo negoziato tra Svizzera e Italia sul lavoro a distanza per i lavoratori frontalieri ha finalmente superato l’ultimo ostacolo politico. In una riunione del Consiglio dei Ministri a Roma, il 22 luglio 2026, è stato approvato il disegno di legge che ratifica il protocollo modificativo dell’accordo fiscale per i lavoratori frontalieri del 23 dicembre 2020. Una volta che il Parlamento italiano darà il via libera formale (una mera formalità, dato il sostegno del governo), i due Paesi potranno scambiarsi gli strumenti di ratifica, rendendo operative le nuove regole all’inizio del trimestre successivo.
Secondo il protocollo, i lavoratori frontalieri in possesso del permesso G svizzero ma residenti in Italia potranno svolgere fino al 25% del loro orario lavorativo annuale da casa, senza perdere lo status di frontalieri né modificare i diritti di tassazione. Fino ad oggi, datori di lavoro svizzeri e dipendenti italiani si erano dovuti affidare a una serie di accordi temporanei legati all’emergenza COVID, che lasciavano molte incertezze su affiliazione previdenziale, ritenute fiscali e rischi legati alla presenza aziendale.
La soglia del 25% rispecchia quella prevista dall’accordo quadro multilaterale dell’UE sulla sicurezza sociale per il telelavoro ed è sufficiente per consentire un giorno di lavoro da remoto a settimana in un normale orario di cinque giorni. Tuttavia, i datori di lavoro dovranno mantenere registri precisi delle presenze e redigere integrazioni scritte ai contratti di lavoro. Superare questa quota potrebbe esporre il lavoratore a tassazione italiana sul reddito e obbligare l’azienda svizzera a registrare una stabile organizzazione in Italia.
Per i responsabili della mobilità internazionale, la ratifica elimina un importante problema di conformità. Le aziende con siti produttivi o di ricerca e sviluppo in Ticino e Lombardia potranno ora offrire modalità di lavoro flessibili come parte dei pacchetti di attrazione dei talenti, senza rischiare doppia imposizione o sorprese previdenziali. I team paghe dovranno aggiornare i sistemi per monitorare automaticamente i giorni di telelavoro e garantire che le buste paga continuino a riportare solo le ritenute svizzere.
Il governo svizzero dovrebbe pubblicare le linee guida amministrative ad agosto, mentre l’Agenzia delle Entrate italiana emetterà circolari attuative sui requisiti documentali. Le multinazionali sono invitate a rivedere le politiche esistenti sul telelavoro transfrontaliero e a comunicare chiaramente ai dipendenti che il limite del 25% si applica su base mobile di 12 mesi, e non semplicemente per anno solare.
Secondo il protocollo, i lavoratori frontalieri in possesso del permesso G svizzero ma residenti in Italia potranno svolgere fino al 25% del loro orario lavorativo annuale da casa, senza perdere lo status di frontalieri né modificare i diritti di tassazione. Fino ad oggi, datori di lavoro svizzeri e dipendenti italiani si erano dovuti affidare a una serie di accordi temporanei legati all’emergenza COVID, che lasciavano molte incertezze su affiliazione previdenziale, ritenute fiscali e rischi legati alla presenza aziendale.
La soglia del 25% rispecchia quella prevista dall’accordo quadro multilaterale dell’UE sulla sicurezza sociale per il telelavoro ed è sufficiente per consentire un giorno di lavoro da remoto a settimana in un normale orario di cinque giorni. Tuttavia, i datori di lavoro dovranno mantenere registri precisi delle presenze e redigere integrazioni scritte ai contratti di lavoro. Superare questa quota potrebbe esporre il lavoratore a tassazione italiana sul reddito e obbligare l’azienda svizzera a registrare una stabile organizzazione in Italia.
Per i responsabili della mobilità internazionale, la ratifica elimina un importante problema di conformità. Le aziende con siti produttivi o di ricerca e sviluppo in Ticino e Lombardia potranno ora offrire modalità di lavoro flessibili come parte dei pacchetti di attrazione dei talenti, senza rischiare doppia imposizione o sorprese previdenziali. I team paghe dovranno aggiornare i sistemi per monitorare automaticamente i giorni di telelavoro e garantire che le buste paga continuino a riportare solo le ritenute svizzere.
Il governo svizzero dovrebbe pubblicare le linee guida amministrative ad agosto, mentre l’Agenzia delle Entrate italiana emetterà circolari attuative sui requisiti documentali. Le multinazionali sono invitate a rivedere le politiche esistenti sul telelavoro transfrontaliero e a comunicare chiaramente ai dipendenti che il limite del 25% si applica su base mobile di 12 mesi, e non semplicemente per anno solare.
Fonte: frontaliereticino.ch
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