
La Corte Costituzionale del Belgio ha inflitto un duro colpo all’agenda restrittiva sull’immigrazione del governo De Wever, emettendo una sentenza che sospende immediatamente diverse disposizioni chiave della legge del 18 luglio 2025, che aveva inasprito le condizioni per il ricongiungimento familiare dei titolari di protezione sussidiaria. Il verdetto, reso pubblico il 26 luglio 2026, ha stabilito che il nuovo periodo di attesa di due anni, l’obbligo di dimostrare un reddito e un alloggio adeguati, e la tassa amministrativa di 200 euro imposta ai richiedenti violano sia la Costituzione belga sia la Direttiva UE 2003/86 sul diritto al ricongiungimento familiare.
La legge contestata mirava ad allineare il trattamento dei titolari di protezione sussidiaria a quello dei rifugiati riconosciuti, ma le ONG che si occupano di diritto migratorio avevano denunciato come questi ostacoli aggiuntivi potessero lasciare coniugi e figli bloccati in zone di conflitto per anni. Nella sua sentenza di 64 pagine, la Corte ha concordato, sottolineando che l’unità familiare è un “diritto fondamentale il cui nucleo non può essere reso illusorio da barriere procedurali sproporzionate”. I giudici hanno inoltre rilevato che il governo non ha fornito prove affidabili che le regole più severe fossero necessarie per prevenire abusi o tutelare le finanze pubbliche.
Praticamente, la sospensione implica che i consolati belgi dovranno tornare immediatamente alle regole precedenti, più permissive. I richiedenti non dovranno più attendere due anni prima di presentare domanda e saranno esentati dall’obbligo di dimostrare un reddito minimo se lo sponsor gode già di protezione riconosciuta in Belgio. Secondo l’Ufficio Immigrazione, circa 1.600 domande pendenti — molte provenienti da Siria, Afghanistan ed Eritrea — saranno ora rivalutate secondo il vecchio quadro normativo, accelerandone potenzialmente l’iter di diversi mesi.
Per datori di lavoro e responsabili della mobilità, la decisione elimina una notevole incertezza per il personale straniero i cui familiari erano rimasti bloccati in un limbo procedurale. Anche scuole internazionali e fornitori di alloggi a Bruxelles e Anversa, che si aspettavano un calo degli ingressi di familiari a partire da questo autunno, possono prevedere una ripresa della domanda.
Tuttavia, il governo probabilmente reagirà: la Segretaria di Stato per l’Asilo e l’Immigrazione, Anneleen Van Bossuyt, ha dichiarato di “stare esaminando alternative legislative” che rispettino la sentenza mantenendo “una politica migratoria efficiente”. Qualsiasi nuovo disegno di legge dovrà affrontare un calendario parlamentare serrato in vista delle elezioni del 2027 e superare i controlli di proporzionalità dell’UE.
Il caso evidenzia una tendenza più ampia nell’UE: diversi Stati membri che hanno inasprito i criteri per il ricongiungimento familiare dopo la crisi dei rifugiati del 2015 si trovano ora ad affrontare sfide legali basate sulla Carta dei Diritti Fondamentali. L’esperienza belga illustra i limiti della discrezionalità nazionale quando si intrecciano i principi di libera circolazione dell’UE e gli obblighi in materia di diritti umani.
I professionisti della mobilità dovrebbero monitorare attentamente le successive evoluzioni legislative; sebbene la sentenza di oggi ristabilisca certezza giuridica, difficilmente sarà l’ultima parola sul panorama migratorio in evoluzione del Belgio.
La legge contestata mirava ad allineare il trattamento dei titolari di protezione sussidiaria a quello dei rifugiati riconosciuti, ma le ONG che si occupano di diritto migratorio avevano denunciato come questi ostacoli aggiuntivi potessero lasciare coniugi e figli bloccati in zone di conflitto per anni. Nella sua sentenza di 64 pagine, la Corte ha concordato, sottolineando che l’unità familiare è un “diritto fondamentale il cui nucleo non può essere reso illusorio da barriere procedurali sproporzionate”. I giudici hanno inoltre rilevato che il governo non ha fornito prove affidabili che le regole più severe fossero necessarie per prevenire abusi o tutelare le finanze pubbliche.
Praticamente, la sospensione implica che i consolati belgi dovranno tornare immediatamente alle regole precedenti, più permissive. I richiedenti non dovranno più attendere due anni prima di presentare domanda e saranno esentati dall’obbligo di dimostrare un reddito minimo se lo sponsor gode già di protezione riconosciuta in Belgio. Secondo l’Ufficio Immigrazione, circa 1.600 domande pendenti — molte provenienti da Siria, Afghanistan ed Eritrea — saranno ora rivalutate secondo il vecchio quadro normativo, accelerandone potenzialmente l’iter di diversi mesi.
Per datori di lavoro e responsabili della mobilità, la decisione elimina una notevole incertezza per il personale straniero i cui familiari erano rimasti bloccati in un limbo procedurale. Anche scuole internazionali e fornitori di alloggi a Bruxelles e Anversa, che si aspettavano un calo degli ingressi di familiari a partire da questo autunno, possono prevedere una ripresa della domanda.
Tuttavia, il governo probabilmente reagirà: la Segretaria di Stato per l’Asilo e l’Immigrazione, Anneleen Van Bossuyt, ha dichiarato di “stare esaminando alternative legislative” che rispettino la sentenza mantenendo “una politica migratoria efficiente”. Qualsiasi nuovo disegno di legge dovrà affrontare un calendario parlamentare serrato in vista delle elezioni del 2027 e superare i controlli di proporzionalità dell’UE.
Il caso evidenzia una tendenza più ampia nell’UE: diversi Stati membri che hanno inasprito i criteri per il ricongiungimento familiare dopo la crisi dei rifugiati del 2015 si trovano ora ad affrontare sfide legali basate sulla Carta dei Diritti Fondamentali. L’esperienza belga illustra i limiti della discrezionalità nazionale quando si intrecciano i principi di libera circolazione dell’UE e gli obblighi in materia di diritti umani.
I professionisti della mobilità dovrebbero monitorare attentamente le successive evoluzioni legislative; sebbene la sentenza di oggi ristabilisca certezza giuridica, difficilmente sarà l’ultima parola sul panorama migratorio in evoluzione del Belgio.
Fonte: The Intelligent
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