
In un documento di opinione pubblicato il 21 settembre, il Committee for Economic Development of Australia (CEDA) sostiene che la spinta politica a ridurre drasticamente la migrazione netta dall’estero (NOM) sta già complicando la pianificazione della forza lavoro per le aziende, soprattutto nelle aree regionali e nei settori esclusi dalla nuova lista di priorità del governo. Scritto da Teresa Liu, Managing Partner di Fragomen, il rapporto evidenzia come il NOM sia passato da un picco post-pandemico di 556.000 nel 2023 a 292.100 nell’anno fino a marzo 2026, ma avverte che obiettivi numerici rigidi rischiano di trascurare gravi carenze di competenze. L’analisi individua nella revocata Direttiva Ministeriale 119 un esempio da cui trarre insegnamento: svalutando i candidati qualificati dall’estero, ha lasciato dirigenti senior e specialisti bloccati all’estero fino a 12 mesi, costringendo operatori regionali di assistenza agli anziani e ospitalità a far fronte a gravi difficoltà. Sebbene le Direttive 121 e 122 abbiano corretto alcune criticità, CEDA avverte che i ruoli nel settore tecnologico e delle telecomunicazioni, fondamentali per le infrastrutture critiche, restano esclusi dai settori prioritari. Per le imprese, il briefing raccomanda di modellare scenari in vista di regole più restrittive per i visti working holiday e studenti, una competizione più intensa per i talenti locali e possibili pressioni sui costi salariali. Si chiede inoltre di inserire nel bilancio governativo 2027 criteri migratori basati su evidenze e specifici per settore, anziché limiti rigidi sul NOM. Ai responsabili della mobilità viene consigliato di: (1) verificare i ruoli ancora non prioritari secondo le nuove Direttive, (2) esplorare concessioni regionali come i DAMA, e (3) collaborare con associazioni di settore per promuovere un quadro di visti più articolato. Il documento sottolinea il rischio reputazionale derivante da inversioni di rotta nelle politiche, esortando Canberra ad adottare orizzonti temporali più lunghi per mantenere l’attrattività dell’Australia in un contesto globale di carenza di talenti.
Fonte: CEDA
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