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La Svizzera si impegna a rafforzare la cooperazione transfrontaliera per combattere le reti di trafficanti di migranti

set 27, 2026
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La Svizzera si impegna a rafforzare la cooperazione transfrontaliera per combattere le reti di trafficanti di migranti
Intervenendo al Munich Migration Meeting la sera del 26 settembre 2026, il Consigliere federale Beat Jans ha sottolineato che la Svizzera intende intensificare le operazioni congiunte con gli Stati confinanti e i partner dell’UE contro le reti di trafficanti di migranti. Ministri di 18 paesi europei si sono riuniti in Baviera per fare il punto sul Patto UE su Migrazione e Asilo e per sbloccare i nodi irrisolti riguardanti i trasferimenti secondo Dublino e le procedure di rimpatrio. Per Berna, la credibilità dell’area Schengen come spazio di libertà e sicurezza è una priorità strategica. La Svizzera già effettua pattugliamenti misti regolari con Italia e Francia, e l’Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini (BAZG) distacca ufficiali di collegamento presso il Centro europeo per il contrasto al traffico di migranti di Europol. Jans ha annunciato che questi dispiegamenti saranno ampliati nel 2027 e che la Svizzera cofinanzierà una nuova cellula di intelligence focalizzata sui canali social criptati utilizzati dai trafficanti. Gli operatori economici hanno accolto con favore l’annuncio. Le aziende di logistica che dipendono da un transito prevedibile attraverso i corridoi alpini segnalano che i controlli nazionali ad hoc – spesso reintrodotti nei picchi di pressione del traffico – ritardano le spedizioni fino a 12 ore, con un costo stimato di 180 milioni di franchi all’anno. «Un approccio europeo coordinato è l’unica via per mantenere aperte le frontiere al commercio legittimo, contrastando al contempo le reti criminali», ha dichiarato Nadine Hoffmann, responsabile doganale di Kühne + Nagel. Gli esperti legali osservano che lo spazio di manovra unilaterale della Svizzera è limitato. Controlli sistematici, come recentemente proposto dall’iniziativa popolare “Grenzschutzinitiative”, metterebbero a rischio l’associazione a Schengen e, secondo uno studio governativo d’impatto, costerebbero fino a 16 miliardi di franchi all’anno in perdita di turismo e maggiori attriti commerciali. Puntando invece sul rafforzamento della condivisione di informazioni e delle indagini congiunte, Berna spera di dimostrare che sicurezza e frontiere aperte possono convivere. Praticamente, le aziende devono aspettarsi controlli più mirati su flussi di merci e passeggeri ad alto rischio – soprattutto sull’asse di transito nord-sud – piuttosto che ispezioni generalizzate. I datori di lavoro che spostano personale oltre confine sono invitati a mantenere aggiornati i manifesti di viaggio e a comunicare tempestivamente gli itinerari ai broker doganali, poiché le richieste di informazioni anticipate sui passeggeri (API) sono destinate ad aumentare con l’entrata in vigore del sistema Passenger Name Record (PNR) il 1° novembre 2026.
Fonte: SWI swissinfo.ch

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