
Una disputa all’interno del governo laburista britannico sul futuro del visto per lavoratori della salute e dell’assistenza si è intensificata il 26 settembre 2026, quando la ministra per l’Edilizia abitativa Angela Rayner ha criticato pubblicamente il piano del ministro dell’Interno Shabana Mahmood di estendere il periodo necessario per ottenere il permesso di soggiorno permanente (ILR) da cinque a quindici anni per i migranti a basso reddito. Intervistata dal The Times, alla vigilia della conferenza annuale del partito, Rayner – ex operatrice socio-sanitaria – ha definito la politica un “cambiamento delle regole in corsa” per i 180.000 assistenti stranieri assunti dal 2022.
La riforma, anticipata nel White Paper sull’immigrazione dello scorso anno, mira a ridurre l’immigrazione netta a lungo termine tutelando il mercato del lavoro interno. Secondo le bozze delle Regole sull’Immigrazione viste da gruppi di settore, il tempo trascorso con il visto Health and Care conterebbe ai fini dell’ILR solo dopo dieci anni, seguiti da un ulteriore “periodo di integrazione” di cinque anni durante il quale i richiedenti dovranno guadagnare sopra la media salariale e superare un test avanzato di inglese.
Sindacati e grandi gestori di case di riposo avvertono che tali condizioni spingeranno molti lavoratori a emigrare in Canada e Australia, aggravando la cronica carenza di personale nel settore socio-sanitario britannico. Per i responsabili della mobilità internazionale, la proposta solleva problemi acuti di retention e costi. I datori di lavoro che hanno sponsorizzato assistenti con la prospettiva di una residenza permanente dopo cinque anni ora si trovano ad affrontare un turnover più elevato e potrebbero dover finanziare estensioni di visto ripetute per il personale che altrimenti si sarebbe stabilito. I pacchetti di supporto al trasferimento – già limitati nel settore dell’assistenza – dovranno coprire un periodo di dieci anni o più, aumentando i costi complessivi delle assegnazioni.
La reazione politica crea inoltre incertezza per le aziende che pianificano strategie di forza lavoro. Il primo ministro Andy Burnham starebbe valutando l’esenzione per i lavoratori già presenti nel Regno Unito per evitare effetti retroattivi negativi. Tuttavia, il Ministero dell’Interno ha comunicato al Comitato per gli Affari Interni la scorsa settimana che pubblicherà le regole definitive “a breve”, lasciando poco tempo alle imprese per adeguarsi prima dell’entrata in vigore prevista per gennaio 2027.
Tra le misure pratiche consigliate dagli esperti di immigrazione vi sono l’accelerazione delle domande di ILR per gli assistenti che raggiungeranno i cinque anni di residenza prima di gennaio, la verifica dei registri di sponsorizzazione per assicurarsi che i lavoratori rispettino le soglie salariali e la simulazione degli impatti sul personale nel caso in cui una parte del personale lasci il Regno Unito. Le aziende sono inoltre invitate a partecipare alla consultazione in corso, evidenziando i possibili effetti a catena sui tassi di dimissione dal NHS e sul blocco dei posti letto ospedalieri qualora il personale delle case di riposo dovesse crollare.
La riforma, anticipata nel White Paper sull’immigrazione dello scorso anno, mira a ridurre l’immigrazione netta a lungo termine tutelando il mercato del lavoro interno. Secondo le bozze delle Regole sull’Immigrazione viste da gruppi di settore, il tempo trascorso con il visto Health and Care conterebbe ai fini dell’ILR solo dopo dieci anni, seguiti da un ulteriore “periodo di integrazione” di cinque anni durante il quale i richiedenti dovranno guadagnare sopra la media salariale e superare un test avanzato di inglese.
Sindacati e grandi gestori di case di riposo avvertono che tali condizioni spingeranno molti lavoratori a emigrare in Canada e Australia, aggravando la cronica carenza di personale nel settore socio-sanitario britannico. Per i responsabili della mobilità internazionale, la proposta solleva problemi acuti di retention e costi. I datori di lavoro che hanno sponsorizzato assistenti con la prospettiva di una residenza permanente dopo cinque anni ora si trovano ad affrontare un turnover più elevato e potrebbero dover finanziare estensioni di visto ripetute per il personale che altrimenti si sarebbe stabilito. I pacchetti di supporto al trasferimento – già limitati nel settore dell’assistenza – dovranno coprire un periodo di dieci anni o più, aumentando i costi complessivi delle assegnazioni.
La reazione politica crea inoltre incertezza per le aziende che pianificano strategie di forza lavoro. Il primo ministro Andy Burnham starebbe valutando l’esenzione per i lavoratori già presenti nel Regno Unito per evitare effetti retroattivi negativi. Tuttavia, il Ministero dell’Interno ha comunicato al Comitato per gli Affari Interni la scorsa settimana che pubblicherà le regole definitive “a breve”, lasciando poco tempo alle imprese per adeguarsi prima dell’entrata in vigore prevista per gennaio 2027.
Tra le misure pratiche consigliate dagli esperti di immigrazione vi sono l’accelerazione delle domande di ILR per gli assistenti che raggiungeranno i cinque anni di residenza prima di gennaio, la verifica dei registri di sponsorizzazione per assicurarsi che i lavoratori rispettino le soglie salariali e la simulazione degli impatti sul personale nel caso in cui una parte del personale lasci il Regno Unito. Le aziende sono inoltre invitate a partecipare alla consultazione in corso, evidenziando i possibili effetti a catena sui tassi di dimissione dal NHS e sul blocco dei posti letto ospedalieri qualora il personale delle case di riposo dovesse crollare.
Fonte: The Guardian
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