
Il Consiglio degli Stati svizzero (camera alta) ha sorpreso gli osservatori a Berna il 29 settembre approvando una “tassa sull’immigrazione” che verrebbe applicata ai cittadini dell’Unione Europea qualora venisse attivata una futura clausola di salvaguardia sulla libera circolazione. La proposta è stata inserita durante il dibattito maratona sul terzo pacchetto di accordi bilaterali con Bruxelles, volto a modernizzare la partecipazione della Svizzera al mercato unico europeo.
Secondo il piano, i cittadini UE che trovano lavoro in Svizzera dovranno versare un contributo una tantum di almeno 4.000 CHF, mentre i familiari adulti che arrivano tramite ricongiungimento familiare pagheranno 2.000 CHF. La misura si applicherebbe anche ai cittadini di paesi terzi nel caso in cui la clausola di salvaguardia – un meccanismo che consente a Berna di rallentare gli ingressi in caso di “gravi difficoltà economiche o sociali” – venga attivata. Le entrate verrebbero redistribuite alla popolazione residente, anche se i dettagli operativi restano ancora poco chiari.
I sostenitori di centrodestra sostengono che la tassa rappresenti un’alternativa di mercato all’iniziativa populista bocciata lo scorso giugno, che mirava a limitare la popolazione svizzera a dieci milioni di abitanti. La relatrice della commissione, Heidi Z’graggen, ha affermato che il contributo “crea gli incentivi giusti per valorizzare prima il potenziale lavorativo interno”.
I critici, provenienti dalla sinistra e da alcune parti del mondo imprenditoriale, replicano che si tratta di una misura burocratica, anti-liberale e che potrebbe compromettere l’attrattività della Svizzera per i talenti qualificati proprio nel momento in cui le aziende affrontano carenze record di personale.
Per i responsabili della mobilità internazionale, la proposta – che deve ancora passare al Consiglio Nazionale e superare eventuali referendum – introduce un’incertezza sui costi per le future assegnazioni in UE. I team HR dovrebbero iniziare a simulare scenari peggiori a partire dal 2028, quando la clausola di salvaguardia potrebbe essere attivata, e valutare clausole contrattuali che chiariscano chi dovrà farsi carico della tassa. Le aziende potrebbero inoltre dover aggiornare gli strumenti di previsione dei costi per i frontalieri, i lavoratori distaccati e i trasferimenti permanenti.
I prossimi passi prevedono un’ordinanza dettagliata del Consiglio Federale su riscossione, esenzioni e redistribuzione, oltre a negoziati con Bruxelles, che potrebbe considerare la tassa un ostacolo alla libera circolazione. Fino al termine del processo legislativo, le aziende dovrebbero monitorare le sedute parlamentari e prepararsi a informare i dipendenti assegnati sulle possibili implicazioni finanziarie legate al trasferimento in Svizzera.
Secondo il piano, i cittadini UE che trovano lavoro in Svizzera dovranno versare un contributo una tantum di almeno 4.000 CHF, mentre i familiari adulti che arrivano tramite ricongiungimento familiare pagheranno 2.000 CHF. La misura si applicherebbe anche ai cittadini di paesi terzi nel caso in cui la clausola di salvaguardia – un meccanismo che consente a Berna di rallentare gli ingressi in caso di “gravi difficoltà economiche o sociali” – venga attivata. Le entrate verrebbero redistribuite alla popolazione residente, anche se i dettagli operativi restano ancora poco chiari.
I sostenitori di centrodestra sostengono che la tassa rappresenti un’alternativa di mercato all’iniziativa populista bocciata lo scorso giugno, che mirava a limitare la popolazione svizzera a dieci milioni di abitanti. La relatrice della commissione, Heidi Z’graggen, ha affermato che il contributo “crea gli incentivi giusti per valorizzare prima il potenziale lavorativo interno”.
I critici, provenienti dalla sinistra e da alcune parti del mondo imprenditoriale, replicano che si tratta di una misura burocratica, anti-liberale e che potrebbe compromettere l’attrattività della Svizzera per i talenti qualificati proprio nel momento in cui le aziende affrontano carenze record di personale.
Per i responsabili della mobilità internazionale, la proposta – che deve ancora passare al Consiglio Nazionale e superare eventuali referendum – introduce un’incertezza sui costi per le future assegnazioni in UE. I team HR dovrebbero iniziare a simulare scenari peggiori a partire dal 2028, quando la clausola di salvaguardia potrebbe essere attivata, e valutare clausole contrattuali che chiariscano chi dovrà farsi carico della tassa. Le aziende potrebbero inoltre dover aggiornare gli strumenti di previsione dei costi per i frontalieri, i lavoratori distaccati e i trasferimenti permanenti.
I prossimi passi prevedono un’ordinanza dettagliata del Consiglio Federale su riscossione, esenzioni e redistribuzione, oltre a negoziati con Bruxelles, che potrebbe considerare la tassa un ostacolo alla libera circolazione. Fino al termine del processo legislativo, le aziende dovrebbero monitorare le sedute parlamentari e prepararsi a informare i dipendenti assegnati sulle possibili implicazioni finanziarie legate al trasferimento in Svizzera.
Fonte: SWI swissinfo.ch
Come VisaHQ può aiutarti
VisaHQ semplifica il processo di richiesta del visto per privati e aziende. Controlla i requisiti di viaggio attuali, prepara i documenti richiesti e gestisci la tua domanda online attraverso il portale VisaHQ Svizzera.Di più da Svizzera
Visualizza tutto
Lo sciopero del controllo del traffico aereo italiano di oggi provoca disagi ai voli da e per Zurigo e Ginevra
Il Consiglio federale destina ulteriori 5,4 milioni di franchi all'anno per l'integrazione dei migranti a partire dal 2028