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Il Senato svizzero approva una nuova tassa sull'immigrazione per i cittadini UE nell'ambito degli Accordi Bilaterali III

set 30, 2026
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Il Senato svizzero approva una nuova tassa sull'immigrazione per i cittadini UE nell'ambito degli Accordi Bilaterali III
Il Consiglio degli Stati svizzero (camera alta) ha sorpreso gli osservatori a Berna il 29 settembre approvando una “tassa sull’immigrazione” che verrebbe applicata ai cittadini dell’Unione Europea qualora venisse attivata una futura clausola di salvaguardia sulla libera circolazione. La proposta è stata inserita durante il dibattito maratona sul terzo pacchetto di accordi bilaterali con Bruxelles, volto a modernizzare la partecipazione della Svizzera al mercato unico europeo.

Secondo il piano, i cittadini UE che trovano lavoro in Svizzera dovranno versare un contributo una tantum di almeno 4.000 CHF, mentre i familiari adulti che arrivano tramite ricongiungimento familiare pagheranno 2.000 CHF. La misura si applicherebbe anche ai cittadini di paesi terzi nel caso in cui la clausola di salvaguardia – un meccanismo che consente a Berna di rallentare gli ingressi in caso di “gravi difficoltà economiche o sociali” – venga attivata. Le entrate verrebbero redistribuite alla popolazione residente, anche se i dettagli operativi restano ancora poco chiari.

I sostenitori di centrodestra sostengono che la tassa rappresenti un’alternativa di mercato all’iniziativa populista bocciata lo scorso giugno, che mirava a limitare la popolazione svizzera a dieci milioni di abitanti. La relatrice della commissione, Heidi Z’graggen, ha affermato che il contributo “crea gli incentivi giusti per valorizzare prima il potenziale lavorativo interno”.

Il Senato svizzero approva una nuova tassa sull'immigrazione per i cittadini UE nell'ambito degli Accordi Bilaterali III


I critici, provenienti dalla sinistra e da alcune parti del mondo imprenditoriale, replicano che si tratta di una misura burocratica, anti-liberale e che potrebbe compromettere l’attrattività della Svizzera per i talenti qualificati proprio nel momento in cui le aziende affrontano carenze record di personale.

Per i responsabili della mobilità internazionale, la proposta – che deve ancora passare al Consiglio Nazionale e superare eventuali referendum – introduce un’incertezza sui costi per le future assegnazioni in UE. I team HR dovrebbero iniziare a simulare scenari peggiori a partire dal 2028, quando la clausola di salvaguardia potrebbe essere attivata, e valutare clausole contrattuali che chiariscano chi dovrà farsi carico della tassa. Le aziende potrebbero inoltre dover aggiornare gli strumenti di previsione dei costi per i frontalieri, i lavoratori distaccati e i trasferimenti permanenti.

I prossimi passi prevedono un’ordinanza dettagliata del Consiglio Federale su riscossione, esenzioni e redistribuzione, oltre a negoziati con Bruxelles, che potrebbe considerare la tassa un ostacolo alla libera circolazione. Fino al termine del processo legislativo, le aziende dovrebbero monitorare le sedute parlamentari e prepararsi a informare i dipendenti assegnati sulle possibili implicazioni finanziarie legate al trasferimento in Svizzera.
Fonte: SWI swissinfo.ch

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