
In una conferenza stampa a sorpresa l’8 ottobre, il vicepresidente J.D. Vance ha annunciato che il Dipartimento del Lavoro ha sospeso Microsoft, Adobe, Cognizant, Infosys, Tata Consultancy Services, Wipro, HCL Technologies e Capgemini dal presentare o processare le domande di Certificazione Permanente del Lavoro (PERM) — un passaggio fondamentale per la maggior parte delle green card basate sull’occupazione. Vance ha accusato le aziende di aver sostituito lavoratori statunitensi licenziati con dipendenti H-1B e di aver manipolato i dati sui salari prevalenti, definendo l’azione “la più grande operazione anti-frode mai condotta contro il sistema PERM”.
Sebbene i titoli abbiano generato allarme tra i lavoratori stranieri, l’amministrazione ha chiarito che non si tratta di un divieto sui visti H-1B. I visti e le autorizzazioni di lavoro esistenti restano validi, e la sospensione riguarda solo le domande PERM presentate da, o per conto di, questi otto datori di lavoro. Tuttavia, migliaia di dipendenti sponsorizzati con casi di green card in corso ora affrontano ritardi indefiniti, costringendo molti a ricorrere a estensioni seriali dell’H-1B o a considerare trasferimenti intra-aziendali.
Contemporaneamente, l’Ispettore Generale del Dipartimento del Lavoro ha annunciato la creazione di una “task force anti-frode sui visti” multi-agenzia e una prossima lista dei “più ricercati” per immigrati latitanti collegati a frodi per 500 milioni di dollari. Anche le università sono finite nel mirino: nove istituzioni prestigiose — tra cui Harvard, Yale e Stanford — saranno indagate per presunto uso improprio dei visti J-1 per ricercatori post-dottorato.
Per i responsabili della mobilità globale, la priorità immediata è gestire l’emergenza. I casi PERM bloccati non possono avanzare alla presentazione della petizione I-140, mettendo a rischio i lavoratori prossimi al limite massimo di sei anni con il visto H-1B. Le aziende potrebbero dover valutare trasferimenti intra-aziendali L-1, visti E-2 o assegnazioni presso filiali canadesi o messicane tramite la procedura TN prevista dall’USMCA come soluzioni temporanee.
I datori di lavoro non coinvolti nell’ordine devono comunque aspettarsi un controllo più rigoroso su determinazioni salariali, prove di reclutamento e documentazione retributiva. Sul piano politico, la stretta segna il passaggio dell’amministrazione Trump da una fase di definizione delle regole a una di applicazione più severa, in vista delle elezioni di mid-term del 2026. Le imprese che dipendono dall’immigrazione altamente qualificata devono prepararsi a ispezioni su larga scala e sospensioni clamorose, rendendo indispensabili revisioni preventive di conformità.
Sebbene i titoli abbiano generato allarme tra i lavoratori stranieri, l’amministrazione ha chiarito che non si tratta di un divieto sui visti H-1B. I visti e le autorizzazioni di lavoro esistenti restano validi, e la sospensione riguarda solo le domande PERM presentate da, o per conto di, questi otto datori di lavoro. Tuttavia, migliaia di dipendenti sponsorizzati con casi di green card in corso ora affrontano ritardi indefiniti, costringendo molti a ricorrere a estensioni seriali dell’H-1B o a considerare trasferimenti intra-aziendali.
Contemporaneamente, l’Ispettore Generale del Dipartimento del Lavoro ha annunciato la creazione di una “task force anti-frode sui visti” multi-agenzia e una prossima lista dei “più ricercati” per immigrati latitanti collegati a frodi per 500 milioni di dollari. Anche le università sono finite nel mirino: nove istituzioni prestigiose — tra cui Harvard, Yale e Stanford — saranno indagate per presunto uso improprio dei visti J-1 per ricercatori post-dottorato.
Per i responsabili della mobilità globale, la priorità immediata è gestire l’emergenza. I casi PERM bloccati non possono avanzare alla presentazione della petizione I-140, mettendo a rischio i lavoratori prossimi al limite massimo di sei anni con il visto H-1B. Le aziende potrebbero dover valutare trasferimenti intra-aziendali L-1, visti E-2 o assegnazioni presso filiali canadesi o messicane tramite la procedura TN prevista dall’USMCA come soluzioni temporanee.
I datori di lavoro non coinvolti nell’ordine devono comunque aspettarsi un controllo più rigoroso su determinazioni salariali, prove di reclutamento e documentazione retributiva. Sul piano politico, la stretta segna il passaggio dell’amministrazione Trump da una fase di definizione delle regole a una di applicazione più severa, in vista delle elezioni di mid-term del 2026. Le imprese che dipendono dall’immigrazione altamente qualificata devono prepararsi a ispezioni su larga scala e sospensioni clamorose, rendendo indispensabili revisioni preventive di conformità.
Fonte: Associated Press
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