
L’amministrazione Trump ha lanciato il suo attacco più deciso finora nella promessa stretta contro l’abuso percepito dei visti nel settore tecnologico. In una conferenza stampa a Washington l’8 ottobre, il vicepresidente J.D. Vance ha annunciato che Microsoft è stata **sospesa dalla presentazione di nuove domande nell’ambito del programma PERM di certificazione del lavoro**, il primo passo che i datori di lavoro statunitensi devono completare prima di sponsorizzare la maggior parte dei lavoratori stranieri per la green card basata sull’occupazione. Secondo Vance, una task force inter-agenzia contro le frodi ha concluso che Microsoft ha fornito informazioni fuorvianti sulla necessità di talenti stranieri, licenziando lavoratori statunitensi questa estate mentre continuava a presentare petizioni H-1B e casi di green card per lavoratori stranieri in situazioni analoghe. Il Dipartimento del Lavoro avrebbe emesso un avviso di intenzione di rifiutare oltre 1.200 casi PERM di Microsoft attualmente in corso, mentre il Dipartimento di Giustizia sta indagando su possibili violazioni delle regole di attestazione delle condizioni lavorative, che richiedono ai datori di lavoro di fare sforzi sinceri per reclutare prima lavoratori statunitensi. Se la sospensione verrà confermata, Microsoft non potrà sponsorizzare nuove assunzioni per la residenza permanente né estendere lo status H-1B di molti dipendenti oltre il limite standard di sei anni, rischiando un’ondata di abbandoni proprio mentre l’azienda compete per i talenti nell’IA. Gli avvocati specializzati in immigrazione sottolineano che questa mossa indica la volontà dell’amministrazione di utilizzare il processo PERM, da tempo considerato una formalità, come strumento di controllo. Per i datori di lavoro multinazionali, il caso è un monito: **la documentazione di conformità — dalle determinazioni dei salari prevalenti ai file di accesso pubblico — deve resistere al controllo governativo**. È probabile un aumento degli audit, e gli esperti consigliano di effettuare controlli interni a campione e documentare tutte le attività di reclutamento domestico. Le aziende che dipendono fortemente dal percorso H-1B verso la green card potrebbero anche valutare categorie alternative come O-1, E-2 o L-1, non soggette al PERM. Infine, i responsabili della mobilità internazionale devono prepararsi a gestire le conseguenze nelle relazioni con i dipendenti. I lavoratori stranieri già in coda per il PERM avranno bisogno di piani di emergenza, mentre i colleghi statunitensi potrebbero temere per la sicurezza del proprio posto di lavoro in un clima politico che associa i visti ai licenziamenti. Una comunicazione trasparente e piani di immigrazione personalizzati saranno fondamentali nelle prossime settimane.
Fonte: Associated Press
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