
Un’analisi di Moneycontrol pubblicata l’11 ottobre rivela che i colossi tecnologici indiani hanno drasticamente ridotto l’uso del percorso statunitense di Certificazione Permanente del Lavoro (PERM) già prima della sospensione governativa della scorsa settimana. Tata Consultancy Services ha presentato solo due domande PERM nell’anno fiscale 2026, in calo rispetto alle 1.804 del 2024; le richieste di Wipro sono passate da 257 a zero nello stesso periodo, mentre HCLTech è scesa da 323 a 59. Questo forte calo segue un cambiamento pluriennale verso assunzioni locali, nearshoring in Canada e Messico e una maggiore automazione nei centri di erogazione. Le aziende indiane hanno inoltre accelerato la “localizzazione dei talenti” in linea con le richieste dei clienti e le pressioni politiche statunitensi. Di conseguenza, le sospensioni PERM annunciate l’8 ottobre riguardano ora solo una piccola parte dei loro flussi di lavoro negli USA. L’associazione di categoria Nasscom ha dichiarato a Moneycontrol che “meno di 1.400” certificazioni PERM sono state rilasciate a dipendenti IT indiani nel 2025-26, rappresentando meno del 2% del totale del programma. Gli analisti ritengono che i dati confermino la validità delle strategie di diversificazione adottate dopo le restrizioni sul tetto H-1B del 2020 e i divieti di viaggio durante la pandemia. Per i responsabili della mobilità, i numeri suggeriscono la necessità di rivedere il valore della sponsorizzazione PERM rispetto a percorsi alternativi come L-1A/B, O-1 o il trasferimento intra-aziendale in Canada. Il rapporto raccomanda alle multinazionali con sede in India di mantenere risorse di riserva in America Latina e UE per gestire progetti a ciclo breve qualora le normative sull’immigrazione USA si irrigidiscano ulteriormente. Nel frattempo, il Dipartimento del Lavoro statunitense non ha indicato la durata del blocco PERM né le misure correttive richieste alle aziende. Gli osservatori prevedono un processo di audit formale simile alla revisione dei livelli salariali Disney del 2023, che durò sei mesi e si concluse con accordi di conformità anziché divieti permanenti.
Fonte: Moneycontrol
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