
Il programma straordinario della Spagna per concedere permessi di soggiorno e lavoro ai migranti irregolari si trova di fronte a un possibile ostacolo legale proprio mentre si chiude la finestra per le domande. Il 30 giugno la Corte Suprema ha emesso un ordine concedendo alle parti cinque giorni per decidere se chiedere una pronuncia preliminare alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea (CGUE). I governi regionali conservatori di Aragona e Valencia sostengono che il decreto reale 316/2026, che ha istituito il programma, sia in conflitto con le norme UE sulla libera circolazione e con la Direttiva sul rimpatrio.
Sebbene la Corte non abbia sospeso il processo, le sue domande creano incertezza per oltre un milione di richiedenti che si sono messi in fila presso municipi, ONG e consolati nelle ultime undici settimane. I giudici hanno sottolineato che la carta di soggiorno di un anno conferisce automaticamente il diritto di viaggiare nell’area Schengen per 90 giorni ogni 180, una competenza normalmente regolata a livello europeo. Se Lussemburgo dovesse dichiarare il decreto incompatibile con il diritto UE, la Spagna potrebbe essere costretta a modificare o addirittura revocare i permessi già concessi, scatenando un incubo di conformità e gestione del personale per le aziende che hanno già stipulato contratti di lavoro.
Il premier Pedro Sánchez ha risposto nel giro di poche ore, presentando un Piano di Integrazione e Cittadinanza da 500 milioni di euro che finanzierà corsi di lingua, formazione professionale e una nuova Agenzia per la Mobilità Umana per coordinare le procedure di soggiorno. Le autorità insistono che il decreto sia proporzionato e conforme al diritto europeo, citando i precedenti di Italia e Portogallo nelle recenti regolarizzazioni. La comunità imprenditoriale sostiene in larga misura la misura, sottolineando che il mercato del lavoro spagnolo, invecchiato, ha bisogno di lavoratori migranti per coprire quasi 150.000 posti vacanti in agricoltura, ospitalità e assistenza domiciliare.
Per i responsabili della mobilità aziendale, le indicazioni principali sono due. Primo, i permessi rilasciati nell’ambito del programma restano validi a meno che la CGUE non annulli il decreto, un processo che potrebbe durare 18-24 mesi. Secondo, le aziende devono mantenere registri accurati delle offerte di lavoro e delle iscrizioni alla sicurezza sociale per dimostrare buona fede qualora Bruxelles richieda modifiche in futuro. Si consiglia inoltre ai team HR di monitorare le regole per il rinnovo: le carte iniziali sono valide un anno, ma possono essere convertite in permessi standard biennali una volta dimostrati sei mesi di contributi alla sicurezza sociale.
Sebbene la Corte non abbia sospeso il processo, le sue domande creano incertezza per oltre un milione di richiedenti che si sono messi in fila presso municipi, ONG e consolati nelle ultime undici settimane. I giudici hanno sottolineato che la carta di soggiorno di un anno conferisce automaticamente il diritto di viaggiare nell’area Schengen per 90 giorni ogni 180, una competenza normalmente regolata a livello europeo. Se Lussemburgo dovesse dichiarare il decreto incompatibile con il diritto UE, la Spagna potrebbe essere costretta a modificare o addirittura revocare i permessi già concessi, scatenando un incubo di conformità e gestione del personale per le aziende che hanno già stipulato contratti di lavoro.
Il premier Pedro Sánchez ha risposto nel giro di poche ore, presentando un Piano di Integrazione e Cittadinanza da 500 milioni di euro che finanzierà corsi di lingua, formazione professionale e una nuova Agenzia per la Mobilità Umana per coordinare le procedure di soggiorno. Le autorità insistono che il decreto sia proporzionato e conforme al diritto europeo, citando i precedenti di Italia e Portogallo nelle recenti regolarizzazioni. La comunità imprenditoriale sostiene in larga misura la misura, sottolineando che il mercato del lavoro spagnolo, invecchiato, ha bisogno di lavoratori migranti per coprire quasi 150.000 posti vacanti in agricoltura, ospitalità e assistenza domiciliare.
Per i responsabili della mobilità aziendale, le indicazioni principali sono due. Primo, i permessi rilasciati nell’ambito del programma restano validi a meno che la CGUE non annulli il decreto, un processo che potrebbe durare 18-24 mesi. Secondo, le aziende devono mantenere registri accurati delle offerte di lavoro e delle iscrizioni alla sicurezza sociale per dimostrare buona fede qualora Bruxelles richieda modifiche in futuro. Si consiglia inoltre ai team HR di monitorare le regole per il rinnovo: le carte iniziali sono valide un anno, ma possono essere convertite in permessi standard biennali una volta dimostrati sei mesi di contributi alla sicurezza sociale.
Fonte: Catalan News
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