
Durante la testimonianza al Comitato per gli Affari Interni della Camera dei Comuni il 21 settembre, la ministra britannica per l’Immigrazione Shabana Mahmood ha rivelato che il Regno Unito ha speso 78 milioni di sterline per rimpatriare 1.400 migranti irregolari attraversati il Canale della Manica verso la Francia, nell’ambito del progetto pilota “uno dentro, uno fuori” avviato un anno fa – una media di 56.000 sterline a persona.
Secondo l’accordo, la Francia accetta le persone entrate illegalmente nel Regno Unito via piccole imbarcazioni, in cambio del reinsediamento da parte britannica di un numero equivalente di richiedenti asilo già presenti sul suolo francese. Le autorità francesi hanno segnalato la preferenza di concludere il progetto bilaterale alla sua scadenza, il 1° ottobre, integrando i rimpatri in un quadro più ampio a livello UE, sostenendo che l’accordo “su misura” sottrae risorse alle operazioni congiunte di pattugliamento costiero.
Sono in corso negoziati per estendere o sostituire il programma, ma i costi elevati hanno alimentato critiche politiche su entrambi i lati della Manica. Per la Francia, il progetto pilota è una lama a doppio taglio: riduce la popolazione dei campi a Calais e Dunkerque, ma obbliga anche le prefetture ad accogliere i migranti rimpatriati, che potrebbero rientrare nel circuito clandestino se il numero di reinsediamenti UK dovesse diminuire.
I gruppi imprenditoriali dell’Hauts-de-France temono che la fine del programma senza un’alternativa sostenuta dall’UE possa causare nuovi picchi di partenze via mare, con conseguenti chiusure stradali e controlli di polizia che ostacolerebbero il flusso merci nel corridoio logistico di Calais.
Dal punto di vista aziendale e dell’immigrazione, il dato principale è economico. Le autorità britanniche sostengono che 56.000 sterline per ogni rimpatrio siano più o meno equivalenti ai costi di alloggio in hotel per un richiedente asilo respinto, ma i critici sottolineano che questa spesa non accelera il rilascio dei permessi di lavoro per le aziende che spostano regolarmente il personale tra i due Paesi.
I datori di lavoro francesi temono inoltre che un fallimento dell’accordo possa spingere Parigi a inasprire il rilascio dei visti per i lavoratori britannici distaccati, per ottenere maggiore leva nelle trattative.
I responsabili della mobilità internazionale dovrebbero attendersi un annuncio prima del 1° ottobre. In caso di esito negativo dei negoziati, si prevedono controlli di sicurezza più severi per chi si dirige verso il Regno Unito nei porti francesi e un temporaneo aumento del traffico di piccole imbarcazioni, entrambi fattori che potrebbero complicare i viaggi commerciali attraverso lo Stretto di Dover.
Secondo l’accordo, la Francia accetta le persone entrate illegalmente nel Regno Unito via piccole imbarcazioni, in cambio del reinsediamento da parte britannica di un numero equivalente di richiedenti asilo già presenti sul suolo francese. Le autorità francesi hanno segnalato la preferenza di concludere il progetto bilaterale alla sua scadenza, il 1° ottobre, integrando i rimpatri in un quadro più ampio a livello UE, sostenendo che l’accordo “su misura” sottrae risorse alle operazioni congiunte di pattugliamento costiero.
Sono in corso negoziati per estendere o sostituire il programma, ma i costi elevati hanno alimentato critiche politiche su entrambi i lati della Manica. Per la Francia, il progetto pilota è una lama a doppio taglio: riduce la popolazione dei campi a Calais e Dunkerque, ma obbliga anche le prefetture ad accogliere i migranti rimpatriati, che potrebbero rientrare nel circuito clandestino se il numero di reinsediamenti UK dovesse diminuire.
I gruppi imprenditoriali dell’Hauts-de-France temono che la fine del programma senza un’alternativa sostenuta dall’UE possa causare nuovi picchi di partenze via mare, con conseguenti chiusure stradali e controlli di polizia che ostacolerebbero il flusso merci nel corridoio logistico di Calais.
Dal punto di vista aziendale e dell’immigrazione, il dato principale è economico. Le autorità britanniche sostengono che 56.000 sterline per ogni rimpatrio siano più o meno equivalenti ai costi di alloggio in hotel per un richiedente asilo respinto, ma i critici sottolineano che questa spesa non accelera il rilascio dei permessi di lavoro per le aziende che spostano regolarmente il personale tra i due Paesi.
I datori di lavoro francesi temono inoltre che un fallimento dell’accordo possa spingere Parigi a inasprire il rilascio dei visti per i lavoratori britannici distaccati, per ottenere maggiore leva nelle trattative.
I responsabili della mobilità internazionale dovrebbero attendersi un annuncio prima del 1° ottobre. In caso di esito negativo dei negoziati, si prevedono controlli di sicurezza più severi per chi si dirige verso il Regno Unito nei porti francesi e un temporaneo aumento del traffico di piccole imbarcazioni, entrambi fattori che potrebbero complicare i viaggi commerciali attraverso lo Stretto di Dover.
Fonte: Conservative Post
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