
Una nuova forma societaria con sede a Bruxelles, soprannominata il “28° Regime” o ‘EU Inc.’, sta suscitando preoccupazioni tra i sindacati europei, con le federazioni del lavoro belghe in prima linea nella protesta. Il 23 settembre, la Confederazione Europea dei Sindacati (ETUC), insieme all’ACV/CSC e all’ABVV/FGTB del Belgio, ha organizzato un raduno di 5.000 persone davanti all’edificio del Consiglio, mentre i ministri si preparavano a discutere il progetto di regolamento. EU Inc. punta a permettere alle start-up di registrare una società online in 48 ore e operare senza intoppi oltre confine, superando il labirinto amministrativo dei 27 sistemi nazionali. Le associazioni imprenditoriali sostengono che il modello accelererà l’espansione e attirerà investimenti esteri, ma i sindacati avvertono che crea una scappatoia per il “regime-shopping”: un ingegnere informatico che lavora fisicamente a Bruxelles potrebbe ritrovarsi con salari e contributi sociali bulgari se il datore di lavoro si registra lì. Un’analisi legale dell’Istituto Europeo dei Sindacati evidenzia rischi per il personale globalmente mobile: diritti di contrattazione collettiva più deboli, stock option al posto dei salari e liquidazioni rapide che potrebbero lasciare i dipendenti espatriati senza arretrati. I sindacati belgi temono che, dato l’alto livello degli standard lavorativi nazionali, i datori di lavoro locali possano sentirsi spinti a reincorporarsi all’estero, minando il regime favorevole ai lavoratori espatriati introdotto con il Permesso Unico nel 2023. Per i dipartimenti HR delle multinazionali, la proposta rappresenta un dilemma. Da un lato, un’entità paneuropea potrebbe semplificare distacchi e lavoro a distanza; dall’altro, l’incertezza sulle leggi del lavoro applicabili complica la conformità, la gestione delle buste paga e gli obblighi di tutela. Ai responsabili della mobilità si consiglia di monitorare attentamente il calendario legislativo: le negoziazioni in prima lettura potrebbero iniziare già a ottobre, e di preparare scenari per gli obblighi del paese ospitante rispetto a quelli del datore di lavoro ufficiale. Le autorità belghe non hanno ancora preso una posizione ufficiale, ma fonti interne riferiscono che il Servizio Pubblico Federale per l’Occupazione sta redigendo valutazioni sull’impatto fiscale e sulle perdite di contributi sociali. Le aziende con un’ampia popolazione di lavoratori a distanza in Belgio dovrebbero prepararsi a partecipare ai tavoli di consultazione previsti per questo autunno.
Fonte: EUobserver
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