
Il 22 settembre 2026, l'Ufficio federale di compensazione (Eidgenössische Ausgleichskasse, EAK) ha pubblicato discretamente una nota guida di 22 pagine intitolata “Telelavoro transfrontaliero, Workation”. Questo documento rappresenta la prima interpretazione federale completa su come la Svizzera applicherà le regole di coordinamento della sicurezza sociale dell’UE e il quadro multilaterale sul telelavoro di luglio 2023 ai dipendenti basati in Svizzera che lavorano temporaneamente da un altro paese.
La guida conferma che i lavoratori svizzeri possono svolgere fino al 49,9% del loro tempo lavorativo dal loro paese di residenza UE/EFTA/Regno Unito senza che ciò comporti un cambio della legislazione sulla sicurezza sociale, a condizione che sia lo Stato di origine sia la Svizzera abbiano firmato l’accordo quadro. I datori di lavoro devono registrare il caso tramite la piattaforma ALPS (Applicable Legislation Portal Switzerland) per ottenere il certificato A1 o il Certificato di copertura.
Oltre la soglia del 50%, o in paesi non firmatari, si applica il principio ordinario del “luogo di lavoro” e la copertura svizzera termina, salvo che non venga approvato un distacco formale o una continuazione volontaria dell’assicurazione. Per paesi non UE con trattati, come Stati Uniti o India, l’EAK ribadisce che è possibile solo un distacco a tempo limitato (fino a 24 mesi) o una continuazione assicurativa fino a cinque anni, escludendo esplicitamente le workation a scopo ricreativo dalla definizione di “motivi personali impellenti”.
La nota ricorda inoltre ai reparti HR che permessi di soggiorno, diritto del lavoro e obblighi fiscali nel paese ospitante restano a loro carico anche quando la copertura sociale svizzera continua.
Questa chiarificazione arriva mentre le multinazionali svizzere si affrettano a definire le politiche sul lavoro da remoto per il 2027 prima della chiusura dei cicli di bilancio annuali. Gli esperti legali sottolineano che l’obbligo ALPS comporterà un aumento della burocrazia, ma finalmente garantirà alle aziende certezza giuridica dopo tre anni di pratiche provvisorie.
I responsabili della mobilità globale dovrebbero rivedere gli accordi esistenti sul lavoro da remoto, aggiornare le comunicazioni ai dipendenti e assicurarsi che i sistemi paghe siano in grado di gestire scenari di tassazione e sicurezza sociale frazionata. La mancata registrazione potrebbe esporre sia l’azienda sia il lavoratore a oneri retroattivi e sanzioni per contributi sociali esteri.
Gli esportatori più piccoli, che spesso inviano ingegneri all’estero per incarichi di telelavoro ad hoc, sono invitati a creare un processo interno di approvazione pre-partenza che verifichi l’idoneità ALPS, i tempi del certificato A1 e le implicazioni del controllo delle esportazioni.
L’annuncio dell’EAK segnala inoltre che le autorità cantonali intensificheranno i controlli nel 2027, nell’ambito dell’impegno della Svizzera a far rispettare la libera circolazione delle persone con l’UE.
La guida conferma che i lavoratori svizzeri possono svolgere fino al 49,9% del loro tempo lavorativo dal loro paese di residenza UE/EFTA/Regno Unito senza che ciò comporti un cambio della legislazione sulla sicurezza sociale, a condizione che sia lo Stato di origine sia la Svizzera abbiano firmato l’accordo quadro. I datori di lavoro devono registrare il caso tramite la piattaforma ALPS (Applicable Legislation Portal Switzerland) per ottenere il certificato A1 o il Certificato di copertura.
Oltre la soglia del 50%, o in paesi non firmatari, si applica il principio ordinario del “luogo di lavoro” e la copertura svizzera termina, salvo che non venga approvato un distacco formale o una continuazione volontaria dell’assicurazione. Per paesi non UE con trattati, come Stati Uniti o India, l’EAK ribadisce che è possibile solo un distacco a tempo limitato (fino a 24 mesi) o una continuazione assicurativa fino a cinque anni, escludendo esplicitamente le workation a scopo ricreativo dalla definizione di “motivi personali impellenti”.
La nota ricorda inoltre ai reparti HR che permessi di soggiorno, diritto del lavoro e obblighi fiscali nel paese ospitante restano a loro carico anche quando la copertura sociale svizzera continua.
Questa chiarificazione arriva mentre le multinazionali svizzere si affrettano a definire le politiche sul lavoro da remoto per il 2027 prima della chiusura dei cicli di bilancio annuali. Gli esperti legali sottolineano che l’obbligo ALPS comporterà un aumento della burocrazia, ma finalmente garantirà alle aziende certezza giuridica dopo tre anni di pratiche provvisorie.
I responsabili della mobilità globale dovrebbero rivedere gli accordi esistenti sul lavoro da remoto, aggiornare le comunicazioni ai dipendenti e assicurarsi che i sistemi paghe siano in grado di gestire scenari di tassazione e sicurezza sociale frazionata. La mancata registrazione potrebbe esporre sia l’azienda sia il lavoratore a oneri retroattivi e sanzioni per contributi sociali esteri.
Gli esportatori più piccoli, che spesso inviano ingegneri all’estero per incarichi di telelavoro ad hoc, sono invitati a creare un processo interno di approvazione pre-partenza che verifichi l’idoneità ALPS, i tempi del certificato A1 e le implicazioni del controllo delle esportazioni.
L’annuncio dell’EAK segnala inoltre che le autorità cantonali intensificheranno i controlli nel 2027, nell’ambito dell’impegno della Svizzera a far rispettare la libera circolazione delle persone con l’UE.
Come VisaHQ può aiutarti
VisaHQ semplifica il processo di richiesta del visto per privati e aziende. Controlla i requisiti di viaggio attuali, prepara i documenti richiesti e gestisci la tua domanda online attraverso il portale VisaHQ Svizzera.Di più da Svizzera
Visualizza tutto
I parlamentari svizzeri propongono un corso obbligatorio sui valori per i nuovi immigrati per contrastare la violenza domestica e sessuale
Europol smantella una rete di contrabbando negli aeroporti Schengen; la polizia svizzera tra gli arrestati