
Un tribunale federale del Massachusetts ha dato una grande vittoria agli immigrati, emettendo un'ingiunzione preliminare a livello nazionale che blocca una normativa dell’era Trump utilizzata dall’U.S. Immigration and Customs Enforcement (ICE) per infliggere multe civili devastanti—spesso superiori a 1 milione di dollari—ai non cittadini rimasti nel paese dopo un ordine di espulsione o di partenza volontaria. In un’ordinanza datata 30 settembre, resa pubblica il 5 ottobre e ampiamente riportata il 7 ottobre, il giudice George A. O’Toole Jr. ha stabilito che i ricorrenti nel caso *Maria L. v. Mullin* hanno buone probabilità di dimostrare che il Dipartimento della Sicurezza Interna (DHS) e il Dipartimento di Giustizia hanno aggirato le procedure obbligatorie di consultazione pubblica e non hanno considerato le circostanze individuali prima di imporre le sanzioni. La normativa interinale del 2025 contestata consentiva all’ICE di emettere un “avviso di sanzione pecuniaria” senza inviare prima una lettera di intenzione di multa, riduceva il termine di risposta da 30 a 15 giorni ed eliminava la possibilità di colloqui in presenza. Secondo i documenti giudiziari, il governo ha emesso oltre 65.000 avvisi di sanzione—per un totale fino a 36 miliardi di dollari—da quando la norma è entrata in vigore, con multe calcolate fino a quasi 1.000 dollari al giorno di presenza illegale. Il giudice O’Toole ha ritenuto che la norma probabilmente violasse l’Administrative Procedure Act e superasse l’autorità statutaria delle agenzie, sottolineando che le leggi di riferimento puniscono il mancato abbandono “volontario o intenzionale”, non la semplice presenza. L’ingiunzione impedisce al governo di riscuotere o far rispettare le multe mentre il caso è in corso, ma lascia al DHS la possibilità di applicare sanzioni secondo il regime precedente al 2025. Per le aziende che supportano dipendenti stranieri in procedimenti di espulsione prolungati o di protezione umanitaria, la decisione elimina un rischio imprevedibile che poteva compromettere negoziati di accordo o adeguamenti di status sponsorizzati dal datore di lavoro. I consulenti per l’immigrazione dovrebbero rivedere eventuali avvisi di multa pendenti ricevuti da assegnati o loro familiari; le azioni di riscossione sono ora sospese, ma potrebbero ancora valere le scadenze per rispondere secondo le normative precedenti. La sentenza evidenzia anche come misure di applicazione aggressive possano scontrarsi con le garanzie procedurali, creando incertezza per i datori di lavoro. I team di mobilità internazionale dovrebbero monitorare ulteriori sviluppi giudiziari: una decisione definitiva che annulli la norma potrebbe costringere l’ICE a rivedere decine di migliaia di fascicoli di sanzioni, mentre un eventuale ribaltamento in appello potrebbe ripristinare le multe con scarso preavviso.
Fonte: Miami Herald (via ArcaMax)
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