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L'India critica il blocco statunitense sulle domande PERM per la Green Card e chiede una «mobilità dei talenti equilibrata»

ott 10, 2026
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L'India critica il blocco statunitense sulle domande PERM per la Green Card e chiede una «mobilità dei talenti equilibrata»
Il Ministero degli Affari Esteri indiano (MEA) è intervenuto sulla sospensione a sorpresa da parte di Washington di otto aziende tecnologiche, tra cui i colossi indiani TCS, Infosys, Wipro, HCLTech e Cognizant, dal programma statunitense di Certificazione Permanente del Lavoro (PERM). Durante una conferenza stampa a Nuova Delhi il 9 ottobre, il portavoce del MEA, Randhir Jaiswal, ha dichiarato che questa decisione “non favorisce la nostra agenda condivisa di innovazione” e ha avvertito che shock procedurali improvvisi potrebbero minare la fiducia imprenditoriale su entrambi i fronti.

Il sistema PERM rappresenta il primo passo per la maggior parte dei datori di lavoro che sponsorizzano lavoratori stranieri per ottenere una green card basata sull’occupazione. Sebbene la sospensione non annulli i visti H-1B già esistenti, blocca le nuove e pendenti domande PERM per le aziende coinvolte, allungando ulteriormente un percorso già pluriennale verso la residenza permanente per migliaia di professionisti indiani.

L'India critica il blocco statunitense sulle domande PERM per la Green Card e chiede una «mobilità dei talenti equilibrata»


Secondo i dati del Dipartimento del Lavoro USA citati dall’Economic Times, le otto aziende hanno presentato quasi tre milioni di casi PERM tra il 2009 e il 2025, anche se le imprese IT indiane rappresentavano meno del 2% di tutte le domande nell’ultimo anno fiscale. Le autorità indiane hanno sottolineato che la mobilità di lavoratori altamente qualificati è un “creatore di valore bidirezionale”, permettendo alle aziende statunitensi di accedere a talenti specializzati e rafforzando al contempo l’ecosistema di formazione avanzata indiano grazie all’esposizione globale.

Le associazioni di settore NASSCOM e US-India Business Council hanno condiviso questa posizione, esortando Washington a riaprire il dialogo prima della prossima stagione di assegnazione dei visti H-1B, prevista per marzo 2027. Per i datori di lavoro indiani, la priorità immediata è gestire la situazione: identificare i dipendenti il cui percorso per la green card è a rischio e valutare estensioni L-1, trasferimenti interaziendali verso l’India o il near-shoring in Canada. Gli esperti di immigrazione consigliano inoltre ai lavoratori coinvolti di mantenere uno status legale passando, dove possibile, a datori di lavoro “esenti dal tetto” come università o organizzazioni non profit.

Sul lungo termine, l’episodio evidenzia una tendenza emergente: l’applicazione delle norme sull’immigrazione negli Stati Uniti si sta spostando da divieti generali sui visti a controlli mirati sulla conformità aziendale. Le multinazionali indiane con una forte presenza negli USA devono prepararsi a verifiche più approfondite su documenti come le dichiarazioni di salario prevalente, gli annunci di lavoro e i contratti con terze parti. Una solida conservazione della documentazione e un coinvolgimento tempestivo con gli auditor possono ridurre i rischi futuri.
Fonte: News On AIR / Economic Times

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