
In una revisione significativa delle protezioni storiche per i rifugiati, il Dipartimento per la Sicurezza Interna ha ridotto da 30 a soli 10 giorni il periodo entro cui i rifugiati possono contestare il tentativo di revoca del loro status. La nuova politica, pubblicata il 13 ottobre ed entrata in vigore il 16 ottobre, riguarda circa 185.000 rifugiati ammessi durante l’amministrazione Biden, le cui domande di residenza permanente sono ancora in sospeso.
Secondo un memo interno del DHS ottenuto dall’Associated Press, i funzionari sostengono che una finestra di risposta più breve sia necessaria per “mitigare i potenziali rischi” derivanti da rifugiati approvati con standard di verifica ritenuti troppo permissivi. Gli attivisti, invece, sottolineano che la maggior parte dei rifugiati non ha facile accesso a consulenti legali, traduttori o documenti dall’estero, rendendo praticamente impossibile rispettare la scadenza di 10 giorni. Organizzazioni come HIAS e Church World Service avvertono che questa modifica potrebbe portare a deportazioni su larga scala, comprese famiglie già integrate nelle comunità statunitensi.
I programmi aziendali di mobilità globale dovrebbero prestare attenzione, poiché molti rifugiati lavorano con Documenti di Autorizzazione all’Impiego (EAD). Se lo status viene revocato, gli EAD diventano invalidi, esponendo i datori di lavoro a responsabilità legali legate al modulo I-9 e interrompendo le linee di produzione che dipendono dalla manodopera rifugiata. I team HR sono invitati a condurre audit discreti sui dipendenti rifugiati, formare i manager sulle nuove tempistiche e prepararsi a richieste rapide di verifica.
Gli analisti legali prevedono numerose cause che sosterranno come il calendario ristretto violi i diritti di giusto processo e l’Administrative Procedure Act. Fino a un intervento giudiziario, però, il conto alla rovescia di 10 giorni continuerà, rendendo fondamentale un’azione proattiva. Le aziende che sponsorizzano programmi rifugiati a livello comunitario dovrebbero coordinarsi con le agenzie di reinsediamento per assicurarsi che i lavoratori interessati presentino risposte tempestive o richiedano il permesso umanitario.
Più in generale, la politica segnala l’intenzione dell’amministrazione di continuare a stringere i programmi umanitari, nonostante la persistente carenza di manodopera interna. Le imprese che si affidano al talento rifugiato potrebbero dover diversificare i canali di reclutamento e prepararsi a possibili interruzioni nel rinnovo degli EAD.
Secondo un memo interno del DHS ottenuto dall’Associated Press, i funzionari sostengono che una finestra di risposta più breve sia necessaria per “mitigare i potenziali rischi” derivanti da rifugiati approvati con standard di verifica ritenuti troppo permissivi. Gli attivisti, invece, sottolineano che la maggior parte dei rifugiati non ha facile accesso a consulenti legali, traduttori o documenti dall’estero, rendendo praticamente impossibile rispettare la scadenza di 10 giorni. Organizzazioni come HIAS e Church World Service avvertono che questa modifica potrebbe portare a deportazioni su larga scala, comprese famiglie già integrate nelle comunità statunitensi.
I programmi aziendali di mobilità globale dovrebbero prestare attenzione, poiché molti rifugiati lavorano con Documenti di Autorizzazione all’Impiego (EAD). Se lo status viene revocato, gli EAD diventano invalidi, esponendo i datori di lavoro a responsabilità legali legate al modulo I-9 e interrompendo le linee di produzione che dipendono dalla manodopera rifugiata. I team HR sono invitati a condurre audit discreti sui dipendenti rifugiati, formare i manager sulle nuove tempistiche e prepararsi a richieste rapide di verifica.
Gli analisti legali prevedono numerose cause che sosterranno come il calendario ristretto violi i diritti di giusto processo e l’Administrative Procedure Act. Fino a un intervento giudiziario, però, il conto alla rovescia di 10 giorni continuerà, rendendo fondamentale un’azione proattiva. Le aziende che sponsorizzano programmi rifugiati a livello comunitario dovrebbero coordinarsi con le agenzie di reinsediamento per assicurarsi che i lavoratori interessati presentino risposte tempestive o richiedano il permesso umanitario.
Più in generale, la politica segnala l’intenzione dell’amministrazione di continuare a stringere i programmi umanitari, nonostante la persistente carenza di manodopera interna. Le imprese che si affidano al talento rifugiato potrebbero dover diversificare i canali di reclutamento e prepararsi a possibili interruzioni nel rinnovo degli EAD.
Fonte: Associated Press
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