
L'Autorità dell'Aviazione Civile del Pakistan ha emesso un nuovo NOTAM (Notice to Airmen) che estende la chiusura delle regioni di informazione di volo di Lahore e Karachi a «tutti gli aeromobili registrati in India e a quelli di proprietà, in leasing o operati da entità indiane» fino alle 04:59 ora locale del 24 novembre 2026. La precedente proroga sarebbe scaduta il 24 ottobre, costringendo così le compagnie aeree indiane a subire almeno un altro mese di deviazioni forzate. Il divieto, introdotto in seguito a una forte escalation tra India e Pakistan nell’aprile 2025, ha già aggiunto fino a tre ore di tempo di blocco su alcune rotte Air India dirette in Europa, aumentando i costi del carburante di quasi il 30%, secondo dati condivisi dalla compagnia con le autorità indiane lo scorso anno. Con la redditività dei voli a lungo raggio già molto ridotta, le compagnie del gruppo Tata stimano che la chiusura potrebbe erodere i guadagni ante imposte di circa 455 milioni di dollari all’anno se dovesse protrarsi. Le soluzioni operative prevedono rotte via Mar Arabico e Golfo, oppure corridoi aerei sull’Asia centrale, scelte che complicano la gestione del traffico aereo e espongono i voli alla volatilità del Medio Oriente. Il tempo di volo aggiuntivo incide anche sui limiti di servizio degli equipaggi, costringendo a inserire pause o soste notturne che influenzano la pianificazione dell’utilizzo degli aeromobili. Dal punto di vista della mobilità globale, i responsabili dei viaggi aziendali devono prevedere tariffe più alte e tempi di viaggio più lunghi sui collegamenti verso Europa e Stati Uniti operati da vettori indiani, oltre a considerare maggiori margini per le coincidenze. Anche i clienti del trasporto merci aereo si trovano a fronteggiare una riduzione della capacità, poiché le compagnie privilegiano lo spazio nel vano cargo su tratte più lunghe. Sebbene le compagnie straniere possano ancora sorvolare il Pakistan, anche le loro tariffe sono aumentate a causa dello spostamento della domanda. Sul piano diplomatico, l’estensione evidenzia come i punti critici geopolitici possano trasformarsi in barriere strutturali di lungo termine alla mobilità. Le associazioni di settore di entrambi i Paesi hanno sollecitato Nuova Delhi e Islamabad a creare un «corridoio aereo essenziale», ma le prospettive restano scarse in assenza di una distensione più ampia. Se la chiusura dovesse protrarsi durante la stagione di picco, i viaggiatori potrebbero preferire sempre più gli hub del Golfo e del Sud-Est asiatico, compromettendo le ambizioni dell’India di diventare un nodo internazionale di transito di rilievo.
Fonte: The Star (Malaysia)
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