
Leader politici e imprenditoriali delle province della Bassa Austria e di Vienna hanno intensificato la pressione sul governo federale il 22 ottobre 2026, presentando una mozione urgente nel parlamento della Bassa Austria per abolire la tassa sui passeggeri aerei del paese. La cosiddetta Flugabgabe aggiunge attualmente 12 € a ogni biglietto in partenza, e ben 30 € per tratte molto brevi sotto i 350 km, come Vienna–Salzburg, rendendo l’Austria una delle giurisdizioni più costose in Europa per i voli a corto raggio.
Presentando la mozione, la governatrice Johanna Mikl-Leitner (ÖVP) e il suo vice Udo Landbauer (FPÖ) hanno definito la tassa un “killer di posti di lavoro” che spinge i viaggiatori verso Bratislava e Monaco, indebolendo la competitività dell’aeroporto di Vienna. Dati del settore citati dall’Associazione Austriaca dell’Aviazione mostrano che tra gennaio e settembre 2026 VIE ha registrato un calo del 4,5% dei passeggeri, mentre Bratislava ha più che raddoppiato il traffico nello stesso periodo. L’associazione stima che l’eliminazione della tassa potrebbe recuperare 2,5 milioni di passeggeri all’anno e salvaguardare fino a 6.000 posti di lavoro legati all’aviazione.
Anche il sindaco socialista di Vienna, Michael Ludwig, e la camera di commercio della Bassa Austria hanno espresso preoccupazione, avvertendo che l’Austria rischia di perdere traffico di transito ad alto valore e investimenti esteri se le tariffe rimangono fuori linea rispetto agli stati vicini. Le compagnie aeree che operano da Vienna — tra cui Austrian, Ryanair e Wizz Air — da tempo imputano alla tassa il rallentamento dei piani di crescita e lo spostamento recente di capacità verso aeroporti dell’Europa centrale con tariffe più basse.
Dal punto di vista della mobilità globale, il dibattito va oltre l’aspetto fiscale: i prezzi più alti dei biglietti influenzano i budget aziendali destinati a formazione, progetti e trasferimenti di personale che si affidano all’hub di Vienna per raggiungere l’Europa centrale e orientale. I responsabili della mobilità segnalano che spostare i viaggiatori su Bratislava aggiunge fino a 90 minuti agli itinerari e complica il monitoraggio della duty of care.
La mozione passerà ora al parlamento federale, dove la coalizione di governo è divisa: i Verdi difendono la tassa come strumento climatico, mentre alcune componenti dell’ÖVP mostrano apertura a riduzioni se collegate a incentivi per carburanti sostenibili per l’aviazione. Con le elezioni nazionali previste per il 2027 e l’aeroporto di Vienna che avverte di un calo del traffico del 7,5% a settembre, gli osservatori ritengono che la tassa potrebbe diventare un punto critico nei dibattiti più ampi sull’attrattività dell’Austria come sede regionale.
Gli acquirenti di viaggi aziendali dovrebbero pianificare i budget 2027 sia con che senza la sovrattassa, poiché una possibile abolizione a metà anno potrebbe ridurre significativamente le spese per i voli.
Presentando la mozione, la governatrice Johanna Mikl-Leitner (ÖVP) e il suo vice Udo Landbauer (FPÖ) hanno definito la tassa un “killer di posti di lavoro” che spinge i viaggiatori verso Bratislava e Monaco, indebolendo la competitività dell’aeroporto di Vienna. Dati del settore citati dall’Associazione Austriaca dell’Aviazione mostrano che tra gennaio e settembre 2026 VIE ha registrato un calo del 4,5% dei passeggeri, mentre Bratislava ha più che raddoppiato il traffico nello stesso periodo. L’associazione stima che l’eliminazione della tassa potrebbe recuperare 2,5 milioni di passeggeri all’anno e salvaguardare fino a 6.000 posti di lavoro legati all’aviazione.
Anche il sindaco socialista di Vienna, Michael Ludwig, e la camera di commercio della Bassa Austria hanno espresso preoccupazione, avvertendo che l’Austria rischia di perdere traffico di transito ad alto valore e investimenti esteri se le tariffe rimangono fuori linea rispetto agli stati vicini. Le compagnie aeree che operano da Vienna — tra cui Austrian, Ryanair e Wizz Air — da tempo imputano alla tassa il rallentamento dei piani di crescita e lo spostamento recente di capacità verso aeroporti dell’Europa centrale con tariffe più basse.
Dal punto di vista della mobilità globale, il dibattito va oltre l’aspetto fiscale: i prezzi più alti dei biglietti influenzano i budget aziendali destinati a formazione, progetti e trasferimenti di personale che si affidano all’hub di Vienna per raggiungere l’Europa centrale e orientale. I responsabili della mobilità segnalano che spostare i viaggiatori su Bratislava aggiunge fino a 90 minuti agli itinerari e complica il monitoraggio della duty of care.
La mozione passerà ora al parlamento federale, dove la coalizione di governo è divisa: i Verdi difendono la tassa come strumento climatico, mentre alcune componenti dell’ÖVP mostrano apertura a riduzioni se collegate a incentivi per carburanti sostenibili per l’aviazione. Con le elezioni nazionali previste per il 2027 e l’aeroporto di Vienna che avverte di un calo del traffico del 7,5% a settembre, gli osservatori ritengono che la tassa potrebbe diventare un punto critico nei dibattiti più ampi sull’attrattività dell’Austria come sede regionale.
Gli acquirenti di viaggi aziendali dovrebbero pianificare i budget 2027 sia con che senza la sovrattassa, poiché una possibile abolizione a metà anno potrebbe ridurre significativamente le spese per i voli.
Fonte: Heute.at