
Meno di un mese all’entrata in vigore dell’Accordo di Libero Scambio tra India e Nuova Zelanda, funzionari e analisti si concentrano sulle sue disposizioni rivoluzionarie in materia di mobilità. In un’intervista all’Economic Times del 25 settembre, il Commissario Alto della Nuova Zelanda, Patrick Rata, ha confermato che l’accordo prevede una quota annuale di 5.000 visti di ingresso per lavoro temporaneo (TEE) destinati a professionisti indiani in settori prioritari come IT, sanità e costruzioni, oltre a 1.000 visti Working Holiday per i giovani indiani. Un comunicato separato dell’Ufficio Stampa informa che la legislazione di ratifica è stata approvata dal Parlamento di Wellington il 16 settembre. Il visto TEE consentirà soggiorni fino a tre anni, rinnovabili una volta, e – cosa fondamentale – non richiederà un test del mercato del lavoro se la retribuzione è almeno pari alla media neozelandese. I datori di lavoro potranno presentare domande collettive, semplificando le assegnazioni basate su progetti. Per le aziende indiane nei servizi digitali e nei lavori EPC per energie rinnovabili, questa quota rappresenta una nuova alternativa ai visti TSS-482 australiani e al Global Talent Stream canadese. L’accordo garantisce inoltre diritti di lavoro post-studio fino a quattro anni per i laureati indiani nelle università neozelandesi, ampliando ulteriormente il bacino di talenti. I responsabili dei viaggi dovrebbero iniziare a compilare le liste di idoneità, poiché Immigration New Zealand prevede di aprire una piattaforma online per l’espressione di interesse il 6 ottobre. Mentre i dazi su latticini e ortofrutta hanno attirato l’attenzione, il capitolo sulla mobilità potrebbe rivelarsi la vittoria più immediata per le aziende indiane, soprattutto se si concretizzeranno i voli diretti Mumbai–Auckland, attualmente in fase di negoziazione.