
Una guida specialistica pubblicata il 26 settembre 2026 dal portale Frontalieri Ticino conferma che il tanto atteso protocollo sul telelavoro nell’ambito dell’accordo per i lavoratori frontalieri italo-svizzeri è ora pienamente operativo. Dal 9 febbraio 2026, i dipendenti residenti in Italia ma impiegati da un datore di lavoro svizzero possono svolgere fino al 25% del loro orario di lavoro annuale dalla propria abitazione italiana senza perdere lo status fiscale privilegiato di “frontalieri”. In pratica, il limite del 25% corrisponde a un giorno di lavoro da remoto in una settimana standard di cinque giorni (20%). Due giorni, pari al 40%, supererebbero la soglia consentita. Entro questo limite, la retribuzione continua a essere tassata esclusivamente in Svizzera; oltre, l’Italia acquisisce il diritto di tassazione sulla quota di lavoro svolta sul territorio italiano.
Il protocollo ha effetto retroattivo dal 1° gennaio 2024, imponendo ai reparti HR di verificare immediatamente le modalità di lavoro ibrido adottate in passato e, se necessario, correggere le ritenute fiscali. Per le aziende, questa chiarificazione elimina mesi di incertezza che avevano complicato il reclutamento di talenti nei cantoni meridionali della Svizzera. Ora le imprese possono proporre un’opzione di lavoro ibrido prevedibile a professionisti italiani altamente qualificati e ai frontalieri già esistenti che desiderano ridurre gli attraversamenti quotidiani del confine.
I team paghe devono però implementare sistemi di tracciamento del tempo in grado di dimostrare il rispetto della regola del 25% e aggiornare i certificati di sicurezza sociale A1 tramite il portale ALPS. I consulenti fiscali avvertono che il limite del 25% si applica alle ore lavorative totali, non ai giorni di calendario, e interagisce con la diversa soglia di 45 giorni prevista dal quadro della sicurezza sociale. Un dipendente potrebbe quindi rientrare in un regime ma superare l’altro.
Le agenzie fiscali di entrambi i Paesi dovrebbero scambiarsi automaticamente le informazioni a partire dal 2027, aumentando i rischi di controlli. Poiché i vicini Francia, Germania e Austria operano ancora secondo l’accordo multilaterale sul telelavoro del 2023 (soglia del 49% per la sicurezza sociale, 34 giorni per la tassazione), i datori di lavoro multinazionali con personale in più regioni di confine devono gestire percentuali diverse.
Tuttavia, gli osservatori sottolineano che l’accordo italo-svizzero rappresenta una tendenza europea più ampia a codificare le regole sul lavoro da remoto, una svolta positiva per i responsabili della mobilità aziendale che vogliono istituzionalizzare politiche di “lavoro da qualsiasi luogo”.
Il protocollo ha effetto retroattivo dal 1° gennaio 2024, imponendo ai reparti HR di verificare immediatamente le modalità di lavoro ibrido adottate in passato e, se necessario, correggere le ritenute fiscali. Per le aziende, questa chiarificazione elimina mesi di incertezza che avevano complicato il reclutamento di talenti nei cantoni meridionali della Svizzera. Ora le imprese possono proporre un’opzione di lavoro ibrido prevedibile a professionisti italiani altamente qualificati e ai frontalieri già esistenti che desiderano ridurre gli attraversamenti quotidiani del confine.
I team paghe devono però implementare sistemi di tracciamento del tempo in grado di dimostrare il rispetto della regola del 25% e aggiornare i certificati di sicurezza sociale A1 tramite il portale ALPS. I consulenti fiscali avvertono che il limite del 25% si applica alle ore lavorative totali, non ai giorni di calendario, e interagisce con la diversa soglia di 45 giorni prevista dal quadro della sicurezza sociale. Un dipendente potrebbe quindi rientrare in un regime ma superare l’altro.
Le agenzie fiscali di entrambi i Paesi dovrebbero scambiarsi automaticamente le informazioni a partire dal 2027, aumentando i rischi di controlli. Poiché i vicini Francia, Germania e Austria operano ancora secondo l’accordo multilaterale sul telelavoro del 2023 (soglia del 49% per la sicurezza sociale, 34 giorni per la tassazione), i datori di lavoro multinazionali con personale in più regioni di confine devono gestire percentuali diverse.
Tuttavia, gli osservatori sottolineano che l’accordo italo-svizzero rappresenta una tendenza europea più ampia a codificare le regole sul lavoro da remoto, una svolta positiva per i responsabili della mobilità aziendale che vogliono istituzionalizzare politiche di “lavoro da qualsiasi luogo”.
Fonte: Frontalieri Ticino
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